ZEBRA

Si sentono ritmi tribali vibrare nell’aria calda della sera. Il cielo è puntellato di infinite stelle e la savana è quieta. La Zebra intona cori di preghiera, introducendoci al suo album di debutto.
Zebra, infatti, è il nome della band che oggi voglio presentarvi. Da poco usciti con il loro primo album “Homo Habilis”, questo trio sta iniziando a farsi conoscere nell’ambiente underground padovano e vicentino, incassando un concerto dietro l’altro e plausi convinti da parte dell’audience. Le partecipazioni al GASP festival e all’Across The University sono la giusta riconoscenza al talento e la passione artistica di questi ragazzi.
“Homo Habilis” è un percorso intricato di sentieri che gli Zebra ci invita a percorrere con loro. “Blanco” apre la strada con ritmi di gran classe, ricercati e tecnicamente validi, che saranno tema di fondo di tutto l’EP. Le vocalizzazioni sono in massima armonia e, pacate, cullano l’ascoltatore, lasciandolo incantato. “Ocean” e “Harmony” continuano sulla falsariga di “Blanco”: la voce è incerta, tremante; veste perfettamente l’alone di sofferenza che trasmette l’opera. Sembra di affogare tra le melodie, in un moto continuo che trascina l’ascoltatore senza lasciargli scampo. I molti stacchi tematici in una stessa canzone donano un effetto caleidoscopio dell’opera, a volte disorientano, come più sentieri in un bosco. L’ascoltatore è colpito da sensazioni molto differenti in un’unica canzone: si passa da una pacatezza malinconica ad elettroshock improvvisi di grande carica emotiva. “Quadro” è l’unico pezzo in italiano, linguaggio forse non adatto al genere, ma riservato ad un testo che dipinge un’immagine molto poetica e d’impatto. La scelta è dunque azzeccata, le parole raggiungono dritte al cuore l’ascoltatore.
“Wei Wei” chiude l’opera con un lungo crescendo che, trionfante, ci lascia alle nostre riflessioni, in un’atmosfera d’incanto, architettata alla perfezione dagli Zebra, dalla prima nota all’ultima.
La sperimentazione è alle stelle: la forza comunicativa ne trae vantaggio e l’opera sembra quasi un racconto. Quest’album non è adatto ad ascoltatori occasionali e distratti; una piccola pietra preziosa dai mille riflessi che si proiettano nella nostra mente, in un turbinio di emozioni.

Shane McKeane

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Punk Vanguard

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