Yann Marussich e il Corpo che non mente

In questa era in cui tutto scorre senza freni e quasi manca il tempo di pensare è il corpo ad essere stato sacrificato. Esso è l’immagine di un fardello che cerca di farsi strada tra i suoi stessi stimoli e condizionamenti. Ciò che resta è quindi un corpo ad uso e consumo del suo ambiente circostante.

Ma se di questi tempi il corpo è stato vittima di un processo di banalizzazione “anestetizzante” dovuta a fattori quali il capitalismo e il consumismo, dall’altro lato è sorta (soprattutto in campo artistico e performativo) la crescente necessità e volontà di ricondurlo ad una condizione più autentica e indagarne i suoi limiti e potenzialità.

Chi da sempre si è contraddistinto per avere nelle proprie creazioni un corpo libero da qualsiasi stereotipo è sicuramente Yann Marussich. Nei lavori dell’artista svizzero, vengono infatti inseriti veri e propri espedienti che permettono al corpo fisico di riacquistare ricettività e di ritornare così ad essere nuovamente elemento attivo, strategico…e perché no pensante.

Interessante a tal proposito è la sua performance più conosciuta, Blue Remix, del 2007. Dopo aver ingerito una piccola parte di blu di metilene, Marussich espone il suo corpo all’interno di una teca di plexiglass e dà vita a quella che successivamente verrà definita danza organica [1]: dal suo corpo nudo infatti incominciano gradualmente ad uscire secrezioni corporee tinte di blu. Il suo sudore, la sua urina e il suo muco divengono agenti per mostrare e rendere visibili agli spettatori parti cutanee e reazioni chimiche generalmente invisibili e nascoste all’occhio umano. Ha inizio cosi quel processo di svelamento, quasi radiografico, che porta il corpo del performer ad essere scrutato e conosciuto fin nei suoi minimi particolari [2]. Lo spettatore si trova di fatto coinvolto in una manifestazione totale del corpo che vede come soggetto non tanto la sua superficie (il suo involucro) ma il suo strato sottocutaneo, il suo invisibile: quell’invisibile che però è fondamentale perché permette all’intero organismo di esistere.

Anche la scelta di Marussich di essere esposto totalmente nudo è una chiara dichiarazione e non un semplice atto provocatorio. Nelle sue opere il nudo richiama ad un corpo liberato da tutti quei tabù che, escludendo qualsiasi rimando sessuale, biografico e psicologico, espongono al nostro sguardo la neutralità della sua materia e delle sue forme.

Altre idee molto comuni, soprattutto nelle performance degli ultimi anni, sono quelle di costipazione e d’intrappolamento. Se all’inizio infatti abbiamo detto che il corpo è spesso succube, Marussich evoca perfettamente questa sua condizione limitante giocando ad inserirlo all’interno di dinamiche soffocanti e di confine.

È il caso ad esempio di Glassed (2011) e Rideau (2014) in cui, attraverso espedienti diversi, il corpo del performer deve guadagnarsi la libertà esponendosi al rischio. Ma se in Rideau il corpo immobile, sovrastato da ossa alternate a taglierini, rimanda al bisogno intrinseco di quel “movimento che genera sangue”; in Glassed l’artista è più poetico ma ugualmente efficace: tramite l’immagine della sua testa soffocata da pezzi di vetro in contraddizione con il suo corpo libero e ben vestito, vuole comunicarci che l’imprigionamento dell’uomo nell’epoca moderna avviene in maniera nascosta e subdola, mettendo in pratica stratagemmi che fanno credere all’uomo di essere libero.

Se le performance di Marussich riportano il corpo ad essere elemento forte e indispensabile per affrontare il “di fuori”, al contempo in questa sua “battaglia” non può essere lasciato solo. Ecco quindi che entra in azione anche il ruolo dello spettatore che diviene parte integrante della scena performativa. L’artista svizzero porta gli astanti ad assumere un senso di responsabilità verso tutto ciò che accade o  può accadere al performer durante “la messa a rischio del corpo”.
In conclusione sembra quasi che Marussich ci indichi che l’unica via per smussare le restrizioni che ci pervadono sia ritornare ad un corpo autentico in grado di ascoltare e ascoltarsi…perché come afferma lo stesso Marussich:“Le corps ne ment pas” [3].

 

Nausica Hanz

[1] ROQUES, Sylvie, Subversion et théâtralité : une écriture performative du corps , Jeu 135 revue de théâtre « Subversion » Québec, février 2010, p. 124-130
[2] THOMAS, Cyril, Dossier spécial Bio-Art, Centre des écritures contemporaines et numériques, février 2009.
[3] YANN MARUSSICH, Notes d’inemploi (de la performance), Editions Lézards Qui Bougent, Bayonne, France, 2012


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Punk Vanguard

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