What’s Sense8?

“È difficile parlare di Sense8, è davvero difficile. Sarà perché è talmente incredibile da lasciare senza parole, sarà perché ripensando a questa serie le emozioni mi tornano in mente così vivide e vibranti da oscurare ogni ragionamento che ci si potrebbe costruire sopra.”

 

 

Così scrivevo più di un anno fa, qualche giorno dopo aver finito di guardare gli ultimi quattro episodi della prima stagione di Sense8. Di fila. In lacrime. Le ultime notizie parlano dell’uscita della seconda stagione nei primi mesi del 2017, con una première natalizia. Lacrime e pandoro, non vedo l’ora! Ma fatemi spiegare di che si tratta…

Sense8 si legge “sensate”, il nome che nella storia identifica degli individui mentalmente collegati tra loro, capaci di intervenire nelle vite dei propri simili e di capire i loro pensieri e le loro emozioni. La serie segue le vicende di otto sensates locati in diverse parti del mondo che non appena cominciano a capire di essere legati, scoprono anche di essere in grave pericolo e di aver bisogno gli uni degli altri per proteggersi.  

Le sorelle Watchoski e J. Michael Straczynski sanno bene come agguantare il cuore dello spettatore e trascinarlo nelle loro storie fantascientifiche ma straordinariamente umane, specchio dei desideri e dei timori universali dell’uomo, complice la magistrale fotografia di John Toll (DoP di Braveheart).

Tra gli attori principali della serie distribuita da Netflix a partire da Giugno 2015, troviamo Aml Ameen (Alby in The Maze Runner) – che sarà sostituito da Toby Onwumere nella seconda stagione a causa di alcuni dissapori con le Watchoski-, Doona Bae e Tuppence Middleton (entrambe in Jupiter Ascending), Tina Desai (Sunaina in Marigold Hotel), Max Riemelt (Marco in L’Onda), Miguel Ángel Silvestre, Brian J. Smith e Jamie Clayton.

 

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Eppure Sense8 non è solo una trama avvincente e un cast impeccabile, è anche una profonda analisi del mondo odierno e dei suoi drammi quotidiani: gli scontri tra polizia e civili; la criminalità organizzata; il peso che ancora oggi ha il matrimonio sull’indipendenza della donna; l’uso e lo spaccio di droghe; l’inaccessibilità dei farmaci nel terzo mondo; il mancato sostegno da parte delle famiglie alle persone lgbt e le loro difficoltà in campo lavorativo.

Così, passando da Nairobi a Reykjavík, da Berlino a Chicago e poi a Seoul, San Francisco e Mexico City, lo spettatore si affeziona ad ogni particolare, si emoziona ad ogni scena, tanto da chiedersi se l’immaginario collegamento mentale dei sensates non sia altro che un grado più puro e vasto dell’empatia che ogni essere umano conosce. Forse, se imparassimo ad abbassare il volume del nostro ego, potremmo scoprire di sentire i pensieri di chi ci sta accanto.

“What is human? An ability to reason? To imagine? To love or grieve? If so, we are more human than any human ever will be.” – Jonas Maliki, Sense8

 

Minerva Refur

P.S.: Se l’attesa per la seconda stagione vi attanaglia, non perdetevi Sense8: La creazione di un mondo, il making of della serie disponibile su Netflix.


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Punk Vanguard

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