Venezia Hardcore Fest 2015

Il contesto hardcore è una realtà parecchio variegata e intrinseca. Spesso denigrato, spesso banalizzato da quei molti che, con molta non curanza, si limitano a generalizzare etichettandolo in maniera semplicistica come fosse un prodotto musicale come un altro; “hardcore is more than music”. Questa è una di quelle frasi che, come un pilastro miliare, ha da sempre sorretto quella che noi tutti seguaci preferiamo definire una cultura, la nostra.

Ora però, reputo futile dilungarmi eccessivamente sull’inifinità di significati che l’hardcore può avere, perché questo a sua volta è l’insieme di un’infinità di rappresentazioni, sia oggettive che soggettive, che vanno dai più viscerali e personali stati d’animo a vere e proprie rappresentazioni globali e politiche che, grazie alla musica e alla trasmissione di essa, si diramano e concretizzano all’interno dello scenario underground e nella coscienza dei singoli.

È anche vero che per una cultura che nasce e prende forma nel cosidetto “sottosuolo” è difficile che riesca ad ottenere un gran seguito, limitato sia dalla scarsa visibilità sia dalla carenza di una vera e propria scena consolidata che, fra la moltitudine di realtà e prodotti di matrice pop, arranca affinché possa espandersi ed emergere.

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In Italia, seppur frammentaria e poco lineare negli anni, la scena è presente. Specie nell’ultimo periodo, anche grazie al formarsi di collettivi di band che a gran voce sono riusciti a ricamare nelle proprie zone dei contesti attivi conditi dalla presenza sempre più crescente di eventi dedicati.

Questo è il caso del collettivo Venezia Hardcore. Nato per promuovere e sostenere la scena veneta, ha ormai da qualche anno affermato la propria priorità nel panorama italiano, raccogliendo e concretizzando quella che a mio avviso è una delle più belle realtà nel nostro bel paese.

Ogni anno, dal 2012, questo collettivo, grazie alla forza d’animo dei membri delle band, sia giovani che meno giovani, con tanta voglia di fare è riuscito a creare quello che ormai è l’evento clou della stagione: il Venezia Hardcore Fest, che quest’anno, alla sua terza edizione, ha visto raggiungere il suo massimo splendore, con una miriade di live, sia di band locali che estere.

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Era da po’ che non mi capitava di viaggiare per concerti, vuoi la crisi e i pochi soldi, vuoi l’appiattimento della scena e i pochi stimoli, ma quest’anno ho voluto riattivarmi un po’ e cogliere qualche occasione; non appena ho visto fuori la line up del Fest ho iniziato a mettere un po’ di cash da parte e nel arco di un paio di mesi eravamo sparati sulla TO-VE in dirittura d’arrivo, partenza alle 7 del mattino dalla provincia Torinese, arrivo previsto per le 14 circa.

E così è stato. Arrivati alle porte del Rivolta di Marghera abbiamo da subito iniziato a respirare un’aria che non sentivamo da tempo, con fare nostalgico e presi da un’euforia strepitosa ci siamo infilati all’ingresso accolti da mille sorrisi e da gente presa bene quanto noi di essere lì in quel preciso istante.

Varcata la soglia, l’atmosfera era accogliente e quieta nonostante i preparativi fossero ancora in fase d’ultimazione, con gente che andava e veniva per portare e prendere roba dai van delle band che mano a mano iniziavano ad arrivare.

Nell’attesa ne abbiamo approfittato per fare un giro per rubare qualche scatto della location che si presentava in chiave molto underground e ben organizzata con due palchi allestiti e una zona totalmente dedicata alle label e al merch delle band, il tutto coronato da un half-pipe dove qualche rider già iniziava a scaldare i coping.

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Alle 16 in punto, come da programma, dopo la proiezione del documentario Black Hole di Turi Messineo che getta “uno sguardo sull’underground italiano”, sono iniziati i concerti che in un susseguirsi frenetico e vorticoso sono andati avanti non-stop fino alle 2 di notte e che hanno visto chiudere le danze dai Trash Talk, band storica californiana, in attivo da più di dieci anni.

Durante l’arco di tutta la giornata oltre venti band si sono esibite sui palchi, sia locali che estere, tra le quali gli Gnarwolves (UK), i No Turning Back (NL), gli israeliani Kids Insane, e i quotatissimi Slander da Venezia, che si sono dati il cambio sui due palchi, infuocando tutto, nel vero senso della parola.

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Non ho mai visto, in tanti anni di concerti e festival, una situazione spettacolare come quella del Venezia Hardcore Fest: centinai di persone che prese dalla fotta si lanciavano ogniddove in un mosh pit scalmanato e irrefrenabile.

Dopo tanti anni di permanenza e attività sia musicale che di supporto nella scena, mi sono davvero sentito ripagato dal contesto ritrovato in quel di Venezia. Dopo tanti anni, dopo tanti concerti da dieci persone sotto al palco, ritrovarmi in un festival italiano esclusivamente hardcore da oltre 2000 (duemila!) persone ha davvero riacceso in me la voglia di musica e di contestualizzare, anche grazie alla mia vocazione letteraria, quella che molti ormai reputavano una cultura morta.

Hardcore is still alive!

 

Yomi Mamuthones

Foto di Zelda Ambra Pizzato

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Punk Vanguard

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