TRAVEL JOURNAL #1

Impressioni,culture,sapori e pezzi di mondo.
Scritture di una cosmopolita.

KEY WEST- Partendo da South Beach in bus dopo un paio d’ore, procedendo verso sud-est, mi trovo a scorgere dal finestrino lo spettacolo ambientale che presentano le Florida Keys, piccolo e magnifico arcipelago incatenato da una struttura architettonica altrettanto degna di nota, il Seven Miles Bridge. Lungo appunto circa 7 miglia (11,265 km) , questo ponte termina la sua corsa nell’isola di Key West, ultima isola delle Keys, realtà pressoché impercettibile dal mappamondo nonché patria di circa 25 mila persone.

Scendo dal bus con altre persone della mia stessa comitiva in una piazzetta in pavé, contornata da ristorantini, negozi di articoli da spiaggia e una chiesetta protestante. Dominavano la piazza gli Old Town Trolleys (mezzi simili ai tram milanesi ma su ruote), turisti e galletti variopinti che sembravano sentirsi a proprio agio con il via vai circostante.
Da buona turista prendo il biglietto per un tour dell’isola, salgo su uno di questi simpatici mezzi arancio-verdi e prendo posto. Alla guida un arzillo anziano barbuto che mentre conduceva parlava all’altoparlante con fare marinaresco. Faceva versi grotteschi e aveva anche una giacca doppio petto bianca con dettagli in blu, da vero e proprio capitano. Non so come facesse a sopportare quel caldo afoso e mentre lui, ignaro, parlava io mi stavo appiccicando al sedile.
Percorriamo l’isola secondo l’itinerario prestabilito. Nonostante la luce del sole era accecante, durante il tour potevo ammirare le bellezze di Key West. Iguane colorate camminavano indisturbate tra  le gambe dei numerosi surfisti che con le loro enormi tavole si dirigevano verso le candide spiagge. Un furgoncino benzina impolverato e pieno di stickers dall’aria un po’ hippie faceva da appartamento ad alcuni giovani musicisti che seduti ad un passo dal furgone fumavano suonavano e bevevano birra in compagnia di un boxer. Si riusciva a sentire la chitarra di quei ragazzi anche a molti metri di distanza quando improvvisamente il capitano virò a sinistra in una stradina.
Pronto ad attenderci all’angolo della via un pasticcere sulla sessantina che ci salutava tutto sorridente nel suo grembiule verde mentre con l’altra mano reggeva il tipico dolce delle Keys, la Key Lime Pie, delizia che ebbi il piacere di provare durante la giornata. Avanti e indietro per le vie di questa isoletta vidi hotels, ristoranti e molti localini stile Hawaii. Procedendo arrivammo al Southernmost Point, ovvero il punto più a sud non solo di Key West ma anche di tutti gli States, caratterizzato da una specie di ‘boa’ posta sul promontorio estremo che segna esattamente 90 miglia di distanza da Cuba.

Tutto quel caldo mi fece venire una gran sete che nel giro di due minuti soddisfai con del latte di cocco che comprai per una cosa tipo 2 dollari da un tizio che teneva una bancarella. Prendeva la noce, la trapanava, cannuccia rossa e via. Approfittai della merenda per fare due passi avanti per la vietta adiacente il Southernmost point. Tantissime case bianche in legno incorniciate da una rigogliosa vegetazione e decorate da oggetti insoliti: bamboline, bandiere, nastri. Si respirava un clima tropicale ma nello stesso tempo accogliente. A una certa risalii sul trolley che ritornò al punto di partenza che nel frattempo si era riempito di altri turisti. Ero ancora in tempo per un bagno.

La giornata si concluse con un piacevolissimo tramonto che mi confermò la assoluta pace di quell’angolo di paradiso.

Il sole di Key West non solo abbronza, scalda il cuore e accende i volti delle persone che vi si trovano. Ogni cosa su quell’isola sembrava essere in sintonia e in ordine con l’ambiente circostante regalando ai visitatori un’atmosfera unica.

Perciò se avete qualche spicciolo da parte e un po’ di fiducia nelle mie parole, vi consiglio di farcelo un salto a Key West!

 
Cherol.

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Punk Vanguard

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