Routine – il nuovo EP dei FREEZ

Negli anni ’60 la gente veniva continuamente rapita dagli alieni; con i loro dischi volanti sorvolavano granai e fattorie, richiamando a sé poveri contadini innocenti e le loro figlie vergini, per chissà quali esperimenti aberranti. Creature verdi, gli occhi neri e vacui, con degli obiettivi precisi per il loro viaggio sul pianeta Terra: razzie, ratti, rapimenti, esperimenti.

Dopo quegli anni l’ondata di attacchi alieni si è però placata; nessuno sa il perché.

Gli anni ’60 non hanno portato solo i dischi volanti e gli alieni verdi, hanno anche dato i natali ad un genere musicale che ultimamente è ritornato ad inondare le nostre frequenze: il surf rock.

 

 

Ed è dal connubio di dischi volanti e surf rock che prende vita “ROUTINE”, il secondo EP dei FREEZ. Premetto che i FREEZ sono una band maiuscola in tutti i sensi, sia nei titoli delle tracce e nel nome, sia nello spessore e nel talento. Cinque sono i pezzi che fanno parte del disco, un bellissimo quarto d’ora di viaggio interspaziale a bordo di un disco alieno, surfando sulla via lattea, tra gli asteroidi e i pianeti alieni.

I vocals riverberati ed effettati con il delay sono quasi psichedelici, la pronuncia esemplare, l’impianto ritmico semplice ma estremamente saldo, le chitarre surfano che è un piacere.

Pezzi come “BAD WEED” e “PINK CITY” sono di caratura internazionale, potrebbero comparire su qualsiasi playlist di Spotify dedicata al genere senza sfigurare. Sono gli highlights di questo EP, accompagnati da altri tre pezzi che garantiscono continuità e credibilità al disco.

 

 

In certi tratti, tuttavia, la composizione sembra un po’ ripetitiva; nonstante ciò, il groove è spumeggiante e pregievole, che conquista al primo ascolto.

“ROUTINE” finisce, “ROUTINE” ricomincia.

 

Shane McKeane


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Punk Vanguard

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