Plastic Light Factory – HYPE

Una coperta leopardata e la scritta “Hype” sono ambasciatori per la prima fatica (“Hype” appunto) dei Plastic Light Factory, trio che ha mischiato eleganza, raffinatezza e cultura musicale in un EP di cinque tracce appena uscito per Chains e Costello’s. 

Il racconto di quest’opera è una gita tra locali fumosi e vaporosi, boa di piume, pellicce, luci colorate ed alcool. La band propone una musica bagnata da influenze ’60/’70, con una vena di psichedelia ma ancorata alla scena contemporanea e per niente anacronistica. 

Man mano che si procede e si attraversa l’opera si resta ipnotizzati, si ondeggia sempre di più, si balla. La band riesce ad essere credibile ed ammaliante a partire da “Colour Of The Morning”, uno dei due singoli estratti dall’EP, impreziosito da un video girato al Vittoriale degli Italiani. Ritmi da fiori, arcobaleni e uccelli del paradiso dipingono la luce del mattino attraverso gli occhi di una donna, pura poesia. 

 

Il disco continua con due pezzi vestiti di paisley, “Oceanic Trench” e “Little Adventure”, che fanno da base solida a sostegno delle ultime due tracce, ovviamente le migliori. “Robyn”, l’altro singolo dell’EP, è probabilmente una delle canzoni più belle del 2016 indipendente. Le melodie impossibili da non ballare e la voce aristocratica ci portano in un sogno ubriaco e fluttuante in cielo. 

 

Chiude il tutto “Jakiteko” brano non inedito e riproposto in una veste idonea all’EP, più mistica e cadenzata, davvero azzeccata. 

Ci risvegliamo dal sogno mistico e fluorescente targato Plastic Light Factory notando le influenze di Alex Turner del periodo Humbug sia nello stile lirico che nella cadenza del canto; a volte la linea vocale sembra essere un po’ troppo presente e va a soffocare la melodia, sempre ben curata. 

L’EP comunque da un’identità credibile e originale al trio, che si guadagna un ruolo di livello nella scena emergente.

Shane McKeane


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Punk Vanguard

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