Perdersi e ritrovarsi in un cielo stellato

Avete mai passato del tempo a guardare le stelle? Suonerà forse come la domanda di un romantico nostalgico, e forse lo è. Ma si può tradurre anche in questo modo: quando vi siete presi un momento per voi soltanto e vi siete liberati dalle preoccupazioni ordinarie? Quand’è stata l’ultima volta che avete lasciato da parte ogni dispositivo che vi collega -e incatena- al mondo?
Ogni tanto mi concedo il lusso di farlo e raggiungo, da solo o con amici, un luogo isolato dove potersi perdere nel cielo notturno.
C’è una sorta di rituale pagano nell’osservare le stelle, una dichiarazione d’amore, a se stessi e alla natura. Si riesce ad ottenere una sorta di indipendenza, una boccata d’aria nuova, una lontananza dagli impegni, dalle scadenze, dalle aspettative.
Dagli altri.

 

Il cielo notturno sopra la tofana.

Ruins.

Passo Giau sotto le stelle.

Forest stars.

C’è un sentirsi così piccoli rispetto alla grandiosità della notte, di essere insignificanti rispetto al mondo che ci circonda; una sensazione che è compensata, però, dal sentirsi un tutt’uno con ogni elemento naturale:

Quando si sta sotto un cielo stellato ci si perde e si trova un posto nell’universo, allo stesso tempo.

Mettersi in viaggio da soli, con il proprio disco preferito nelle orecchie e il paesaggio che corre rapido nei propri occhi, e arrivare alla meta. Si spegne la macchina. Si allenta il respiro e lontano dalle città e dalle loro luci abbaglianti, in montagne, passi isolati o spiagge deserte, tutto si riappacifica.
Raggiunto il punto pianificato, si riposano le gambe osservando il panorama. Pranzo, ci si stende al sole, si respira. E poi si aspetta.
Si scambiano due parole con qualche passante, aspettando la notte.
Il sole tramonta, gli ultimi visitatori se ne vanno dalla spiaggia o entrano in rifugio e poco a poco cominciano a vedersi i primi punti luminosi, come luci di Natale: il primo ad accendersi è Venere, la cosiddetta “prima stella della sera” (anche se stella non è), seguita poi da tutti gli altri.
In pochissimo tempo il cielo è completamente oscuro e gli occhi si abituano al buio, scorgendo sempre più dettagli e punti luminosi, decisamente tanti punti luminosi!
Ci si stende sul terreno e si rimane ad osservare attorno: la via lattea è un’autostrada di stelle che corre sopra di noi, Andromeda è debole ma si vede ed è lì, verso nord, vicino alla Stella Polare, con Cassiopea al fianco.
Una stella cadente taglia il cielo. Si rimane a bocca aperta. L’incanto che ripaga l’attesa e la fatica.

 

Rise up.

Osservando le stelle si provano emozioni che normalmente non sperimentiamo. Lo staccarsi dal quotidiano, il partire verso una meta che magari non si conosce è una esperienza lontana dalla nostra abitudine. Faticare per raggiungere il posto prefissato, ritrovarsi a sperare che quelle nuvole fuggano via con il tramonto, essere immersi nel silenzio assoluto, nel buio, da soli o in compagnia, ci rende calmi e un poco timorosi. La paura di non riuscire a scorgere, di non sapersi orientare, si dissipa però appena la notte si presenta. Bellezza che toglie le parole.
Descrivere le emozioni che si provano nel guardare un cielo stellato non è facile: il mio consiglio è di scegliere un amico, guidare fino ad una posizione lontana dalle città e viverle di persona. Ecco qui, in qualche scatto, quello che vi state perdendo e che potreste scoprire.

 

Luca
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In copertina “Chasing the stars”.


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Punk Vanguard

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