Patrick Wolf

Chissà quale misteriosa forza dell’universo abbia spinto un giovane così geniale, dotato, ma
incompreso, ad andarsene di casa a sedici anni ed iniziare una carriera improvvisata da artista di
strada.
Vittima di bullismo dai tredici anni per i suoi atteggiamenti talora eccentrici ed effeminati, che
portavano a definirlo omosessuale, commenta l’omofobia dicendo: “With gay or bi people, I think
education still wonders if it’s a nature-versus-nurture thing. If you were black, they’d know they
couldn’t change you, and racist bullying would never be condoned, but if someone is quite feminine
or knows they might be gay at 13, they think they can change you with a bit of rugby.” Adducendo
successivamente la considerazione che: “My sexuality is kind of liberal. I fall in love with men and
women. I guess you would call me bisexual. I like to have sex and fall in love—I don’t like giving
terminology for my sexuality.”

Patrick Denis Apps, prodotto dello spirito londinese degli anni novanta, nutre il suo genio musicale
con lezioni di violino, organo e canto corale, che lo battezzeranno alla sua futura carriera
indefinibile perché mista di elettronica, suoni pop, folk ed indie, e dal carattere talora rockeggiante,
talora drammatico e malinconico, talora genuino e classicamente costruito.

Una voce pura, pop, giovane, ma allo stesso tempo mutevole, graffiata, tenebrosa e piena di
consapevolezza fa di lui un vero istrione della musica, sempre pronto a crescere e reinventarsi.
Toni sofisticati, profondi ed attenti al dettaglio non qualificano solo la sua musica e la sua voce, ma
anche i testi delle sue canzoni.

Ecco dei versi tratti da “The Libertine” contenuta nel suo secondo album “Wind in the Wires”.
The libertine is locked in jail
The pirate sunk and broke his sail
I’m going to run the risk of being free
And in this drought of truth and invention
Whoever shouts the loudest gets the most attention
So we pass the mic and they’ve got nothing to say except:
“Bow down, bow down, bow down to your god”
Then we hit the floor
And make ourselves and idol to bow before,
Well i can’t
And i wont
Bow down
Anymore
No more

Wolf nota che nella nostra società il modo più diffuso per cercare di essere liberi sia prostrarsi e sottomettersi a qualcun altro, rendendolo il nostro dio, oppure cercare di rendere noi stessi degli idoli da adulare prima che lo facciano gli altri.
Tutto ciò è chiaramente paradossale, perché la brezza di libertà che pare sfiori la nostra vita comportandoci in questo modo non è paragonabile all’autentica aria di libertà a cui dovremmo aspirare. Pat infatti canta:
Well, I can’t and I won’t bow down anymore, no more.

Confessando di avere anche lui vissuto secondo queste malsane regole sociali, ma promettendosi di non farlo più.

Suoni semplici, melodia coinvolgente e vivace, voce che colpisce è quella che l’artista sguaina in
“the City”, primo singolo estratto dal suo ultimo e quinto album “Lupercalia”: un giovane Partick che
rivela quale grande compositore egli sia, che trasmette gioia e spensieratezza, che fa quasi venir
voglia di chiamare un gruppo di amici e di mettersi a correre e ballare su di una spiaggia, come fa
lui nel video.
Un’adolescenza difficile come la sua potrebbe portare alla chiusura verso gli altri, alla depressione,
alla tristezza e alla sfiducia nel mondo e in se stessi.
Guardatelo però nel video di “the City”: lo sguardo capzioso che sembra mangiarsi la telecamera e
nutrirsi dell’attenzione del pubblico, che per altro riesce a catturare perfettamente, fanno pensare
ad un giovane da ammirare che è riuscito a trasformare le esperienze negative in una grande forza
di spirito, che, più istrionico di un attore, fa prevalere il messaggio e l’arte su tutto il resto, che si è
guadagnato, senza concessioni di formalità, il titolo di grande e geniale artista.
http://www.patrickwolf.com/
http://www.youtube.com/user/PatrickWolfVEVO
http://www.youtube.com/user/patrickwolftv

http://www.myspace.com/officialpatrickwolf/music
Elliot Walker & Dorian Tristan Knowless


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Punk Vanguard

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