“Oltrepensare” di iosonopipo

“Iosonopipo” è il progetto fotografico di Giuseppe Palmisano.
“Oltrepensare” invece è il suo libro. Una raccolta fotografica, accompagnata da una serie di poesie.
Una serie di scatti estremamente affascinante, ma allo stesso tempo inquietante.

Abbiamo deciso di intervistarlo per comprendere al meglio il suo lavoro. Ma anche per entrare nella mente dell’artista.

Prima di tutto chi è Pipo?
Pipo è il diminutivo di Giuseppe, iosonopipo invece è il suo progetto artistico. Prima mi piaceva identificarlo come nickname o come nome d’arte ma ora si sta definendo come progetto artistico.
In quanto ho voglia di sperimentare altre modalità di espressione, sempre con la fotografia, credo che forse non rientreranno in iosonopipo, vedremo.

Nel tuo libro, “Oltrepensare”, come nella gran parte dei tuoi lavori, sono presenti quasi sempre delle donne. Perché?
Principalmente perchè il corpo femminile è più bello e da sempre la donna è stata musa dei grandi artisti, ma non c’è un vero perché, semplicemente non mi sono mai deciso a sperimentar con gli uomini.
Solo in un caso l’ho fatto fotografando una coppia.

Perché i loro volti sono nascosti?
Un volto racconta una storia, comunica già tantissime cose, non è nel mio intento farlo. Ridurre al minimo tutto, dare solo pochi elementi che poi alla fine risultano sempre abbastanza, per far sì che il fruitore s’inventi qualcosa a suo piacimento.

Busto nudo e calze pastello. Cosa vorrebbe trasmettere questa scelta stilistica?
Non ho mai preventivato cosa trasmettere, non mi interessa trasmettere qualcosa in particolare, parto da presupposti molto pratici, e da molta improvvisazione: questa cosa è bella ai miei occhi, ok la faccio! Questa cosa funziona? Va bene seguo questa direzione. Se si lavora a cuore aperto spesso le intenzioni e le cose che vogliamo trasmettere le riversiamo dentro senza accorgercene, e così è stato per me.
I collant hanno rappresentato una virgola di colore che alleggeriva ancora di più il nudo, o “svestito” come mi piace chiamarlo.

Quanto importante è, per te, la cura dell’ambiente che sta attorno al soggetto, a partire dai colori, fino all’arredamento? Che tipo di cornice vorresti creare?
Anche in questo caso è importantissima, però, purtroppo e per fortuna non la creo mai da zero. Uso le case e gli interni delle case, in maniera molto furbesca perché sono dei Set già creati a piacimento da chi ha arredato la casa, e questo facilità molto il lavoro che spesso è fatto in fretta, anche dal fatto che uso solo luce naturale nelle foto.
La cornicè è quella di persone abbandonate in case vissute, e questo ha fatto sì che in alcuni casi sia come spiare la persona, anche se è una cosa che mi ha detto un osservatore.

Perché hai scelto di accompagnare le tue foto, con delle poesie?
L’ho deciso appena ho scattato la mia prima foto. Mi sembrava troppo pretenzioso pubblicarla senza didascalia ed ho iniziato a scriverci qualcosa. Poi c’ho preso gusto e scrivere è diventato importante quasi quanto fotografare, tant’è che lo faccio anche indipendentemente dalle foto e poi magari in seguito accosto poesia/aforisma allo scatto.

Cos’è per te “Oltrepensare”?
Oltrepensare è guardare oltre, ridare una nuova vita alle cose. Quando guardiamo un’immagine o uno scorcio associamo subito un pensiero.
Oltrepensare è il pensiero che verrebbe dopo, o il pensiero opposto. È oltrepassare l’immagine e vedere cosa c’è dietro.

Con cosa scatti solitamente?
Di solito e fino ad ora con una reflex Canon full frame, a volte con una Polaroid.
Adesso invece ho una compatta Canon.

Chi o cosa sono le tue principali fonti d’ispirazione?
Non credo nell’ispirazione, credo nel rubare. Di sicuro devo tutto al teatro che mi ha fatto crescere.
Ma io “funziono” nel fare totalmente qualcosa di diverso da quello che faccio per farmi ispirare. Bisogna, secondo me, rubare dalla vita e da altri campi diversi da quello in cui ci esprimiamo.
Cosa ti trasmettono a lungo andare le tue foto, quando le riguardi?
Mi interessa molto come gli altri guardano le mie e ne danno significati diversi, ed io dopo tempo provo ad andar in quelle direzioni di pensiero.
Ho scoperto che ad alcuni delle foto impressionano quasi spaventosamente, mentre per altri sono addirittura erotiche. A me spesso alcune non piacciono più; mi sembrano esercizi di stile; altre invece le considero opere Manifesto.

Elliot Walker

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Punk Vanguard

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