Nuovo EP e nuovo video per i CACTUS?

Cactus? – Sorry For My Accent

Quando mi fermo a riflettere, i pensieri si susseguono nella mente, lo sguardo è fisso nel vuoto e mi rendo irreperibile. Poi, quando riaccendo la connessione con il mondo esterno, istintivamente do un’occhiata all’ora, lo faccio perchè mi sembra di aver speso un’infinità di tempo immerso nei miei pensieri. E invece sono passati solo cinque minuti, a volte dieci.

Anche oggi mi è capitato, ma questa volta sono stati sedici minuti. Sedici minuti di “Sorry For My Accent”, l’ultima fatica dei Cactus?.
Il sipario si apre con “I Don’t Think It’s Good For You To Stop Smoking”, pezzo che svela l’amore per la cura del dettaglio e la ricerca del particolare. Strofe prolifiche e cariche di parole si susseguono, correndo assieme ad una chitarra ricca di spunti, mai piatta e sgargiante di mille colori. L’entrata in scena del synth nel ritornello è semplice ed efficace e riesce a portare una tonalità surf al pezzo davvero azzeccata. L’alternanza delle due voci attorno al primo ritornello dona vitalità e originalità al brano, che ci lascia con un outro scoperchiante.
A tenermi stretto alle cuffiette è “Still Alone”: un viaggio in macchina lungo una strada aperta, poco trafficata, con il finestrino abbassato e gli occhiali da sole. Lo scheletro ritmico di batteria elettronica (altra novità) e basso frenetico sostiene alla perfezione le meccaniche melodiche, fresche come la brezza che entra nella macchina e sorprendenti come una bella ragazza che fa l’autostop. Il tutto ha un sapore di sperimentale, di ricerca di nuove frontiere e distacco da tutte le etichettature possibili.
L’interludio “Brit Boy Surfs At The Disco”, che ha insito nel suo titolo la spiegazione del contenuto stesso, ci porta a “Shove It” pezzo in puro stile brit rock. La linea di basso è irriverente; i cori mascalzoni e il riff principale saltellano per tutto il pezzo, quasi intercambiandosi.
Il gran finale è a questo punto d’obbligo. Siamo qui da 10 minuti, ma non lo sappiamo, non ce ne siamo ancora resi conto, talmente siamo ipnotizzati da questo album. “Dunno” è il secondo interludio, un tappeto rosso srotolato per “Naban”, pezzo che chiude l’opera. E’ il più lungo, il più intimo e, lasciatemelo dire, il più bello. Qui c’è tutto, è la passione a risuonare, il talento a rapirci, la malinconia a coccolarci. La prima parte del brano ha un’andatura incalzante; sensazioni profonde, quasi toccanti, scaturiscono tra le strofe ed il ritornello, trasportandoci in un outro strumentale in crescendo che che chiude alla perfezione sia il brano che l’intero album.

“Sorry For My Accent” è un epopea lo-fi, gli ingredienti pregiati come la sperimentazione e l’anticonformismo si uniscono alla passione nella composizione, che traspare ad ogni nota. Guardo l’ora, pensavo fosse più tardi. Già che ci sono lo ascolto un’altra volta.

Shane McKeane


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Punk Vanguard

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