MONDO NAIF

Una lampada antiquata illumina grossolanamente la stanza. Le tende di velluto rosso nascondono la notte che, dittatrice, comanda la città. Un uomo, sulla poltrona di chintz, perde il suo sguardo nel fumo di un sigaro che, voluttuoso, raggiunge il soffitto, per poi dissolversi, invisibile. L’unico suo compagno è il suo giradischi.
Le note si mescolano al fumo. Appoggiata sul tappeto, ai piedi dell’uomo, riposa la copertina del vinile, raffigurante Belfagor, Hitchcock e un ippopotamo fluttuante. Il titolo dice “Mondo Naif – Turbolento”. Il viaggio è iniziato. 
Il disco si presenta con una traccia (“Non Tempo”) che cozza contro le pareti della stanza e fa tremare le librerie colme di sapienza e alta letteratura. Il suo stoner rock è travolgente e perfino il fumo del sigaro sembra rimanere catturato e tarda a dissolversi. L’atmosfera si scalda in un attimo e all’uomo pare di ritrovarsi in un girone dell’inferno dantesco, avvolto da melodie tracotanti e una voce arrogante e assuefacente.

L’opera continua in strumentale, con la voce che viene sostituita prima da un sassofono travolgente e inarrestabile (“Aquilone”) e poi da voci di bambini che chiacchierano accompagnate da un pianoforte apocalittico (“Per Sempre”) che lentamente accompagna l’uomo verso il cuore del disco.

La voce torna a fare da padrona e i successivi due brani (“THC”, “Scatole Magiche”) sono i migliori di tutto l’album. Grinta, irriverenza e ritmo incalzante accompagnano testi interpretati in maniera ruvida, a volte urlati, che parlano di passioni proibite e nascoste
La turbolenza è ormai incontenibile e l’uomo è incollato alla sua poltrona. Gli sembra di essere il Dottor Faustus e di aver fatto un patto con il demonio chissà quali poteri. Avvicinandosi alla conclusione dell’opera, nella stanza, infimmata più che mai, si presentano brani più pacati, a volte con melodie acustiche (“Verve”) e addirittura un pezzo di flamenco (“Vexilla Regis Prodent Inferni”). Sembrano una definitiva tregua alla frenesia: in realtà sono un originale preludio ad una conclusione epocale (“Belfagor”) che incarna tutto ciò che fino ad ora è stato raccontato tra quelle quattro mura di libri, poltrone di chintz e tende di velluto rosso. Lo stoner rock dei Mondo Naif nella sua più alta espressione, un brano finale di spessore che trascina via con sé in un Turbolento vortice di fiamme e non lascia scampo.

La poltrona è vuota, il giradischi inceppato, il sigaro è spento.

Shane McKeane

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