Lana Del Rey, Lykke Li, Maggie Eckford

Nuove frontiere per il lato femminile della musica. Spinte travolgenti verso un affascinante indie-pop, misto a soul ed elettronica. Tre artiste emergenti, Lana Del Rey, Lykke Li e Maggie Eckford, accarezzano la scena musicale mondiale con suoni tristi, malinconici, ipnotici e romantici.

 

La prima, Lana Del Rey, americana bellezza retrò intrisa di mistero e forgiata nel ghiaccio, accompagna una voce stregata e seducente, matura e dominatrice (forse meno apprezzabile dal vivo).

Con un’immagine avvolta (nei video da lei creati) da simbolismi, sogni e pazzia, Lana ha scosso inevitabilmente l’ouverture del 2012.
Basta ascoltare, e vedere, “Born to die” per capire di che pasta sia fatta e di che bellezza sia, si dice, stata “rifatta” per sciogliere il cuore maschile.
Malinconica, fredda, imprigionata nella tristezza di un mondo dannato, intrisa di un tagliente fascino diabolico ed ipnotico. Sembra quasi sia più bella che brava. Infatti, pareri dissonanti esprimono l’essere musicale di quest’artista. Alcuni criticano la sua qualità musicale denunciando una scarsa capacità tecnica (soprattutto nei live), altri la gloriano come la donna del cambiamento, capace di stravolgere le tendenze contemporanee.
Per noi è brava, bella e magari anche intelligente! E sembra anche che parli poco… Stupido maschilismo a parte, la sua nascente fama è per noi indiscussa e meritata. Pochi infatti, prima di lei erano riusciti ad unire soul e country insieme, rendendo il tutto qualcosa di nuovo e alternativo, ma pur sempre pop.

 

Lykke (fortunata in svedese) Li, cantautrice e musicista svedese, è presente già da qualche anno nel mondo dei famosi, o quasi, con canzoni come “Little bit” e “Get some”.

Mutaforme, nelle prime canzoni (vedi Little bit) sembra una semplice ragazza in cerca d’affetto e amore, accompagnata da suoni melodiosi e dance; nella seconda era musicale invece, si trasforma in una strega che incita al sesso e alla prostituzione, evocando, in “Get some”, suoni tonanti, paurosi, etnici e demoniaci.
Quell’immagine minuta, quel visetto dolce, quelle guanciotte soffici e quella vocina da innamorata, ingannano il pubblico ignorante, che viene travolto senza preavviso da un alone di fascino e seduzione, appena apre bocca.
Incredibile la sua bravura, giustamente ripagata dal successo, dopo anni di duro lavoro, passati in viaggio a far conoscere la sua arte assieme alla sua band, capace di improvvisare un concerto per le strade di New York, con un mini pianoforte e degli stupidi tamburelli.
Suoni electro, acustici ed indie. Ottima sintesi di una voce giovane e satura d’artisticità, che merita di essere seguita e studiata nel profondo del suo intrigante pensiero.

 

Infine la timida australiana Maggie Eckford che, a differenza delle altre due prorompenti colleghe, si adagia senza preoccupazioni in un letto fatto di tenerezza e amore.

Sound ritmato e gioiso, misto ad indie e ricordi fanciulleschi, voce nostalgica e tenera, a volte quasi vergognata ed impaurita.
Paragonabile alla sorella buona di Lykke Li, anche lei con guanciotte succose e fare discreto, invade il cervello e risveglia l’amore anche nel più duro dei cuori.
Uscita finora con l’album “For What It’s Worth”, si diletta con amici cantanti in cover come “Bleeding love” di Leona Lewis, o suona, come i veri artisti “alternativi” (che brutta parola), in piccoli concerti di nicchia.
Dice del suo stile: “If Feist or Lykke Li went country, then met Bon Iver….and they had a baby…I will be that baby…” traducete voi!

Elliot Walker


The Author

Punk Vanguard

Comments

Leave a Reply