Reassemblage, il nuovo album dei Visible Clocks

La vitalità della musica Ambient.

 

Reassemblage è un disco basato sugli opposti. La presenza e l’assenza di suono, la vita e la morte, la cultura occidentale contrapposta a quella orientale.
Il duo americano, alla seconda uscita discografica, costruisce eleganti e sinuosi pattern sonori in cui immergono strutture musicali atipicamente ambient in un insieme di fruscii, arpeggi e tintinnii acquosi che donano all’intera opera una forza vitale e rigenerante. L’intero disco potrebbe essere la colonna sonora della metamorfosi di una farfalla o di un uovo che si schiude.

Reassemblage prende il nome da documentario del 1982 della regista vietnamita Trinh T. Minh-ha, film che riflette sull’impossibilità di una persona a comprendere pienamente una cultura diversa dalla propria.
L’album è una commistione di suoni propriamente occidentali con altri di matrice giapponese, in un’operazione concettualmente analoga alla collaborazione tra Brian Eno e Jon Hassell Fourth World, Vol. 1: Possible Musics o, con coordinate geografiche e temporali più simili, a Asiatisch di Fatima al Qadiri.

 

 

Emblema di questa unione è sia la presenza nel disco di Miyako Koda, cantante del gruppo giapponese anni ‘80 Dip In The Pool, la cui voce irrompe nella seconda traccia del disco, sia il mix del 2010 creato da Spencer Doran, metà dei Visible Cloaks, FAIRLIGHTS, MALLETS AND BAMBOO FOURTH-WORLD JAPAN, YEARS 1980-1986 in cui è racchiusa molta dell’estetica poi sublimata e personalizzata in Reasseblage.

 

 

Per tutta la durata dell’album suoni provenienti da parti così distanti del mondo dialogano tra loro in un eterno gioco di intrecci e divaricazioni, creando una tensione continua che permette al disco di non avere mai una forma definita, ma di essere in una mutazione perpetua a ogni ascolto. Il lavoro prende forza dalla vitalità data dalla scambio e dalla contaminazione, ne è un esempio l’incedere sghembo di Mimesis, le atmosfere incerte di Circle con dei cori simili alle sperimentazioni vocali di Julianna Barwick, Terrazzo che ricorda lo Oneohtrix Point Never di Russian Mind e il lento fluttuare condito dalla sensazione che tutto possa cambiare da un momento all’altro di Wintergreen.

Reassemblage è un disco elegante e avvolgente; un esempio di musica ambient che non fa da sottofondo ma che prende tutta l’attenzione dell’ascoltatore.
Non si ferma mai ad indugiare ma vorticosamente cambia direzione ogni volta si pensa di essere arrivati a un punto fermo.

Il risultato finale è un caleidoscopio sonoro che proietta l’ascoltatore in un mondo fatto di contraddizioni che riescono armoniosamente a convivere, si pone quindi come lavoro dal significato e dalle sonorità assolutamente attuali e sicuramente come una delle opere chiave del 2017.

 

Federico Zoppei

 


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Punk Vanguard

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