La La L’articolo sugli altri candidati agli Oscars

Il fatto che la fine della sessione invernale coincida con la cerimonia di premiazione degli Oscars è un chiaro segno del destino: quest’anno, me li guardo in diretta.
Per apprezzare maggiormente la nottata che mi aspetta, ho cercato di vedere quanti più film candidati possibili. Lungi da me trarre conclusioni oggettive, ponderate e professionali, voglio riportarvi quali sono stati i miei pensieri a giudizio dei film che ho visto, tentando di dare un senso alla sfilza di “ADORO”, “ma cos’è?!”, “genio, g e n i o”, “vomito” che mi sono appuntata a fine visione.
La La Land, per motivi spaziotemporali, non l’ho ancora visto.
Non so se queste critiche lampo vi saranno utili per scegliere cosa andare a vedere, ma vi autorizzo, a vostro rischio e pericolo, a spacciarle come vostre per attaccare bottone.

Arrival: mi è piaciuto moltissimo. Da amante del genere fantascientifico, vedere un film così, che si prende sul serio e di conseguenza viene preso sul serio, è una soddisfazione. Fotografia eterea, anzi, spaziale, per rimanere in tema. Montaggio pazzesco. Sceneggiatura molto ben curata, forse più per i dettagli degli avvenimenti che per quelli dei personaggi, ma in ogni caso apprezzabile. Tuttavia, temo non vincerà il Best Picture, quest’anno la corsa alla statuetta è particolarmente dura.

 

 

Hacksaw Ridge: carino, che è un aggettivo che non si sa mai se è positivo o negativo. Positivo per Andrew Garfield, che oltre che carino è pure bravo, e per la storia in sé, anche se a tratti richiamava troppo – quasi come una brutta copia – Full Metal Jacket e Saving Private Ryan. Negativo per gli effetti speciali, fintissimi e quasi di cattivo gusto, al punto da rovinare la fotografia.

Hell or High Water: dopo un’ora ho preso sonno. L’ho finito di vedere il giorno seguente e col finale si è ripreso un po’, ma non abbastanza da salvare l’intero film dall’essere noiosissimo. Amo Jeff Bridges, ma in questo film lo hanno incastrato in un personaggio mal costruito, stereotipato e che non si capisce niente quando parla. Le uniche cose esteticamente piacevoli di questo film sono state la fotografia e quel manzo di Cris Pine.

Manchester by the Sea: ottimo film, mi ha convinto fin dall’inizio, anche e soprattutto per la curiosità di non sapere dove volesse andare a parare. È un film triste, parecchio triste, eppure ogni volta che potrebbe scadere nella banalità melodrammatica, non lo fa, scansando abilmente la trappola del già visto. Non scarterei un Best Writing, mentre temo che Casey Affleck, pur con una buona interpretazione, non vincerà il Leading Role.

Moonlight: particolare. Nel senso che mi aspettavo tutt’altro e ho continuato ad aspettarmi tutt’altro fino alla conclusione e se all’inizio ciò non mi convinceva, alla fine ho capito che questa è la vera grandezza di questo film. Giudizio nel complesso positivo, ma dubito che un film così silenzioso, letteralmente silenzioso, riuscirà ad emergere contro il rumore e la spettacolarità con cui concorre. Mahershala Ali e Naomie Harris apprezzatissimi.

Nocturnal Animals: stupendo. Non ho staccato gli occhi dallo schermo neanche per un secondo. Tom Ford è un genio e non capisco come questo film si sia meritato solo la nomination per Michael Shannon (che, con un ruolo per certi versi simile a quello di Jeff Bridges, vincerebbe senza dubbio contro quest’ultimo). La fotografia e la scenografia sono meditate ed incantevoli, un trionfo dell’estetica dello scontro tra macabro e lussuoso. La tensione della sceneggiatura e l’emotività degli attori ti stringono le budella nel modo in cui ogni buon film dovrebbe fare.

 

 

Captain Fantastic: molto carino, che è la versione positiva di carino ma anche quella minimizzante di bello. Un’idea interessante gestita meglio di quel che ci si poteva aspettare ma non abbastanza bene. Qui, come in altri film del genere, sceneggiatura e regia danzano costantemente con il rischio della banalità, a volte schivandolo, a volte sbattendoci contro. Viggo Mortensen bravino ma i veri applausi vanno agli attori più piccoli per aver digerito una sceneggiatura per nulla facile.

Jackie: l’obiettivo di un cineasta dovrebbe essere far sentire lo spettatore come a bordo di una montagna russa che lo terrorizza e al contempo lo rende euforico, sorprendendolo ad ogni cambio di marcia. Jackie è la giostra delle catenelle. Il montaggio, che dovrebbe valorizzare e coadiuvare questo continuo movimento di sensazioni, smorza quelle poche che ci sono. Basterebbe guardare una sola mezz’ora di questo film, presa in un punto a caso, per aver visto già tutte le dinamiche della trama, che di dinamico hanno ben poco. E per rendere statico l’assassinio di JFK ce ne vuole. Natalie stupenda, ma non salva il film.

Loving: necessario. Sì, necessario. Racconta del caso giudiziario Loving vs Virginia del 1967 ma è dolorosamente attualissimo. Lirico e realista al tempo stesso, con un’interpretazione lodevole da parte di Ruth Negga. Come Selma due anni fa, anche questo è un film che merita di essere conosciuto per la sua capacità di istigare a voler conoscere di più su ciò che è accaduto.

 

 

Florence Foster Jenkins: divertentissimo, dalla bravura di quel colosso di Meryl Streep – per le cui corde vocali ho provato immensa compassione – alla comicissima espressività di Simon Helberg. Ho apprezzato la bellezza dei costumi, per i quali è candidato al Costume Editing.

Moana: avete presente Frozen? Dove c’erano tante belle idee buttate giù male e cucite insieme peggio? Ecco, Moana invece funziona perfettamente: non è una principessa (<<sono la figlia del capo!>>), non è eurocentrica, non si sposa col coprotagonista. Sì, canta, e se vi lamentate dei film Disney perché si canta probabilmente avete della tristezza non risolta da qualche parte nel profondo.

Kubo and the Two Strings: fenomenale. Molto diverso dall’animazione a cui siamo abituati, non diverso in meglio o in peggio, ma proprio con un linguaggio e registro completamente diverso. La prova che l’animazione non è né un genere minore né un genere solo per bambini. Anzi, direi che i film d’animazione sono quelli che più ho apprezzato in questa abbuffata di film, Kubo in primis.

 

 

Zootopia: un’altra prova di quanto detto sopra, nel caso aveste ancora dubbi. Questo film d’animazione fa riflettere sulla piega che sta prendendo la nostra società molto più di quanto potrebbero fare degli elaborati discorsi di un qualche film intellettualoide.

The Red Turtle: ma che ve lo dico a fare? Straziantemente bello. Non riesco a trovare altre parole, perché non servono (capirete vedendolo).

Borrowed Time: quest’ultima prova di quanto detto sopra è così efficace che vi sconsiglio di farlo vedere ai bambini. Lacrimoni.

Piper: spensieratamente dolce.

Suicide Squad: già lo sapete che ha fatto schifo. Candidato per Makeup and Hairstyling, non mi pronuncio non avendo visto gli altri concorrenti.

Hail, Caesar!: estremamente comico, a riprova del talento dei fratelli Coen. Scenografia coerentemente geniale.

Doctor Strange: la Marvel ha sempre degli effetti speciali coi controfiocchi.

The Jungle Book: se la cava molto bene con l’arduo compito di affiancare realtà e ricostruzione virtuale. Complice la nostalgia per la versione del 1967, è stato amore a prima scena.

The Lobster: pazzo, col retrogusto apocalittico di Black Mirror, anche se la tecnologia non è la responsabile di turno. Non è un film piacevole né scorrevole, ma è molto interessante. In un qualche modo mi richiama alla memoria Rebirth, un film targato Netflix con lo stesso sapore di pazzia inquietante.

Sully: candidato a ragione per il Sound Editing, è un film scorrevole e ben realizzato. Più di Hell or High Water, quanto meno. Didattico, pulito, non dà forti emozioni, ma si lascia guardare.

La cerimonia degli Oscars sarà visibile in chiaro domenica 26 febbraio sul canale TV8 a partire dalle 22.50, con red carpet previsto per l’una e premiazione per le 2:30. Anche avessi visto tutti i candidati, non mi azzarderei a fare previsioni pesate e sensate. Mi limito a consigliarvi quelli che sono stati i miei preferiti: Arrival, Nocturnal Animals, Loving e Kubo and the Two Strings.

Probabilmente se comincio a bere caffè adesso, riuscirò a non crollare prima della fine della diretta. A chi come me tenterà la veglia, auguro una buona nottata e agli altri chiedo di essere clementi con noi malatissimi cinefili per le condizioni in cui saremo lunedì (che varieranno dallo zombie all’iperattività nervosa).

 

 

Minerva Refur

 


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Punk Vanguard

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