In passerella con il finto Christo

Da quando l’arte contemporanea ha fatto ingresso nelle vite della gente, ha sempre cercato di suscitare emozioni contrastanti negli animi. Ciò che potrebbe essere ritenuto puro genio artistico, molte volte viene tradotto come una stupida buffonata.
Per citarne alcuni, si pensi a Fontana e ai suoi famosi tagli su tela (Concetto Spaziale) “che potevo fare anch’io” cit., ai bambini fantoccio impiccati sugli alberi da Cattelan, che hanno suscitato allarme, sdegno e orrore in tutta Milano, ma ancora “Fontana”, meglio conosciuta come l’orinatoio di Duchamp, la “Merda d’Artista” di Manzoni, e così via dicendo.
L’arte ormai non è più quella di una volta, come quella moderna o antica. Tutto è più criptico, misterioso, quasi incomprensibile. Un legame forzato che si crea tra artista e spettatore. Ogni opera può suscitare emozioni differenti ad ognuno di noi, ma l’obiettivo è sempre quello di provare ad avvicinarsi allo stesso sentimento vissuto ed espresso dall’artista.

E qui entra in gioco il mestiere del critico. Una figura fondamentale per la più completa analisi di un’opera, ma anche di un artista in tutta la sua visione. Solo grazie a lui siamo in grado di conoscere le più nascoste intenzioni di Fontana, il folle genio di Van Gogh, oppure il senso delle opere di Christo.

Andare a passeggiare su “The Floating Piers” senza alcuna analisi di fondo, non ha minimamente senso.

L’opera appena citata è il fenomeno artistico dell’anno, e non penso ci sia bisogno di descriverla o di analizzarne il suo significato. O forse sì?
Senza la visita al Museo Santa Giulia di Brescia, in particolare alla mostra “Water Projects” dedicata all’artista bulgaro, non avrei mai potuto coglierne la vera essenza.
Germano Celant, assieme all’aiuto di Chiara Spangaro, ha saputo descrivere al meglio la storia artistica di Christo e Jeanne-Claude, con l’unico obiettivo di analizzare nel profondo l’idea della fantomatica passerella, passando in rassegna i più importanti progetti della coppia, per poi concentrarsi su quelli legati all’acqua.

Probabilmente è molto facile e ironico accostare la camminata sull’acqua al nome di Christo. Ma, in realtà, questo lato non viene mai espresso dall’artista. Egli infatti, si concentra sull’esaltazione del luogo, sulla fruizione del sito, come vuole giustamente la corrente della Land Art. Non è di primaria importanza il gesto di camminare sull’acqua. La gente ha potuto spostarsi dalla terraferma all’isola di Montisola su di un camminamento fluttuante coperto di un giallo-arancio sgargiante, senza l’obbligo di montare in traghetto. Ha potuto vivere un’opera nella sua completa essenza. Il fatto di poter collegare due luoghi divisi dall’acqua, è diventato un gesto sociale, oltreché artistico, ma mai religioso…

 

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“Floating Piers” è letteralmente una serie di pontili galleggianti, non un dono divino dato ai curiosi della domenica. E’ un’opera controversa, esteticamente bella, funzionalmente ingegnosa, artisticamente geniale. Ma in fin dei conti è stata anche una grande sagra di paese.
L’enorme affluenza di popolo è inspiegabile visto l’andamento generale dei musei e dell’arte in genere in Italia. Inspiegabile…
La curiosità umana è parte fondante del nostro sviluppo, e il trend social degli ultimi anni ha fatto il resto del lavoro.
La generale speculazione dei bar, baracchini e paninari era pressoché inevitabile. L’incomprensione ed il velato odio degli abitanti rispetto all’esodale affluenza era ovviamente predicibile, date le grandi problematiche create.
Ma una cosa in particolare ha colpito me, e tutti i miei compagni di viaggio.


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Ciò che ha salvato, e dato senso a tutta l’odissea vissuta per arrivare alla mirabolante passerella, è da attribuire ad Adolfina De Stefani e Antonello Mantovani, artisti, performer, curatori e professori d’arte, nonché compagni di vita.
L’idea della gita al Lago d’Iseo e della visita alla mostra “Water Projects” è puramente loro, come anche tutta la logistica legata al viaggio.

Dopo colonne in autostrada, chilometri e chilometri a piedi, traghetti, e ancora chilometri e chilometri a piedi, abbiamo raggiunto l’entrata ai piers direttamente da Montisola.
La vista della incredibile folla presente in passerella era surreale. Come il degrado lasciato dai passanti: sigarette, chewing gum, motorini con conducenti senza casco che inveivano contro la gente che non li lasciava passare, passeggini che ti segavano le caviglie. Ed ovviamente molto altro ancora.

Una volta resasi conto della somiglianza tra Antonello Mantovani e Christo, Adolfina De Stefani ha deciso di attuare uno scherzoso piano diabolico, con l’obiettivo di testare l’attenzione della gente.
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Abbiamo passato la prima parte dei piers indenni, come dei veri turisti, ma arrivati alla seconda parte, quelli diretti all’isola di San Paolo tutto è cambiato per sempre.
Con un breve e sensuale ballo attorno al “maestro”, Adolfina ha attirato la folla, che, come impazzita ha iniziato ad accorgersi della presenza del personaggio.
Poco a poco sono iniziate le foto “rubate”, poi i primi curiosi coraggiosi. La gente passava vicino a noi domandandosi se fosse Christo. Alcuni convinti lo fermavano chiedendo gentilmente di farsi fare una foto assieme. Altri ancora comparavano, cercando su internet le foto del volto, la loro somiglianza, rimanendo bloccati nel dubbio.
Sentivamo i commenti intorno a noi in continuazione.

All’incrocio tra le due passerelle, vicino all’isoletta di San Paolo, il povero sosia è stato accerchiato e bloccato per più di venti minuti, quasi pensavamo di aver attirato l’attenzione degli ospiti della villa, dove era prevista una festa privata in casa Beretta, assieme al vero Christo.

 

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Mentre eravamo spiaggiati fuori dalla villa, ho subito notato una donna solitaria, di bell’aspetto, sulla cinquantina.
Rimasta immobile per tutto il tempo della nostra sosta, buttando occhiate curiose, appena ripartiti, ha iniziato a pedinare Antonello, fino a quando lo ha bloccato, in un momento di solitudine e contemplazione.
Dopo essere stata bidonata dal finto Christo, si è fossilizzata, statuaria a contemplare la vista del lago, con lo sguardo perso nel vuoto, ma pieno di disperazione.
Non so esattamente cosa sia successo tra i due, ma da distante ho dedotto una cosa soltanto. Molto probabilmente la gagliarda si era illusa di poter ammaliare il maestro, data la scomparsa della storica compagna di vita Jeanne-Claude, ma, scoperto l’arcano, le è crollato il mondo addosso.

Poi la cosa è diventata pesante. Era ora di cenare, e non avevamo ancora finito il giro.
Antonello camminava solo, lungo l’ultima parte. Ogni 100 metri gruppi di dieci persone lo fermavano per un selfie o per chiedere se fosse veramente “lui”. Non c’era più alcuna possibilità di godersi appieno l’installazione. Tutto era scandito dagli assalti dei curiosi.
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Completata la passeggiata abbiamo deciso di riposare sulle sponde del Montisola, ammirando i piers incrociarsi per poi circumnavigare, come una spiaggia, l’isola privata della famiglia Beretta.
Ora anche gli steward venivano bersagliati di domande, obbligati a chiedere via radio se il vero Christo fosse lì fuori, con il popolo, o dentro la villa, alla festa dei ricchi.
Dopo pochi istanti una mandria di 50 persone ci aveva accerchiati. Spingendo e rischiando di cadere nel lago, una ad una, le persone scattavano foto con figli, nonni, amici e cugini di cugini senza chiedere il permesso al diretto interessato.
Come vere guardie del corpo, abbiamo allontanato la folla per scappare dal marasma, ma ancora questi non demordevano, correndo e facendo slalom tra i più lenti della processione, armati di cellulare con la fotocamera in canna.

 

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Alla fine di tutto il casino, siamo riusciti a scappare ed uscire dai “Floating Piers” che saranno state le 23.00.
Arrivati al parcheggio, dopo un’altra lunga passeggiata, siamo stati lieti di scoprire che il nostro Christo si era dimenticato i fari accesi del pulmino. Perfino il parcheggiatore, nonché nostro salvatore, un tipo strano, con una giacca mimetica e una toppa raffigurante il volto del Duce, mentre cercava di far ripartire il veicolo, lo ha scambiato per l’artista.

Finalmente, passete le 24.00, siamo riusciti a partire, senza ancora aver cenato, stanchi, stressati, ma divertiti.
E’ stato interessante scoprire, alla fine di tutto, che, alla domanda “Sei veramente tu, Christo?”, Antonello non ha mai aperto bocca, concedendosi a foto e ovazioni, senza mai dare false speranze o illusioni.

Lecito è concedere il dubbio a vecchi, bambini, palestrati e parcheggiatori, molto probabilmente senza un minimo di conoscenza e competenza artistica, di riconoscere Christo tra la folla, probabilmente avendolo visto decine e decine di volte sui telegiornali nazionali. Ancora più lecito è chiedersi però, cosa si siano portati a casa dopo quella lunga camminata sull’acqua, oltre ad una stupida manciata di selfie con il nostro caro finto Christo.
Probabilmente volevano sentirsi Gesù, solo per un giorno, e invece lo hanno visto camminare assieme a loro, come un uomo qualunque.

 

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Testo a cura di Elliot Walker
Foto di Marco Toffanello


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Punk Vanguard

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