I Tre Moschettieri

Spada nel fodero, pistola nella fondina, mantello allacciato, cappello piumato e siamo già sulla strada per Parigi, pronti per diventare dei moschettieri del Re.
“I tre moschettieri” di Alexandre Dumas non è solo un romanzo “cappa e spada”, come lo si definisce solitamente, è molto di più: una storia che unisce la fedeltà ad un ideale e all’onore, un intrigo sensuale, sottile e spietato di giochi di potere, degno del miglior Ian Fleming, alla più totale e devota amicizia.
Romanzo mai scontato o banale, fin dalla copertina si nota che qualcosa non quadra.
Il libro si apre e si snoda attraverso le gesta di D’Artagnan, eppure nel titolo compaiono per l’appunto “i tre moschettieri” che diverranno presto i più fedeli amici del protagonista e del lettore stesso.
Dico del lettore perchè è impossibile non affezionarsi pagina dopo pagina a queste tre figure così ben delineate e umane, tanto da dar loro un volto e immaginarne la voce già dalle prime battute; tre compagni con un proprio carattere, con pregi per i quali si è portati subito all’ammirazione e manie sulle quali si è disposti a sorvolare con un sospiro e un sorriso come si fa con vecchi amici.

Le avventure di D’Artagnan e dei moschettieri sono state descritte nel corso dei decenni molte volte, per questo qui ci limiteremo a tratteggiare i personaggi non per le azioni ma solo per le sensazioni che lasciano, come ricordi di persone effettivamente consciute.
Athos, primo per eleganza e saggezza, uomo vissuto, è l’incarnazione della nobiltà in tutte le sue forme, strenuo protettore dell’aristocrazia, è fermamente convinto che solo un nobile di nascita ed educazione possa assumersi gli impegni di un governo ed essere all’altezza del compito.
Porthos, alto e robusto, spesso dipinto come un semplicione è in realtà il più candido e generoso dei tre, si fida ciecamente dei suoi compagni ed è amato senza riserve da essi proprio per la sua abnegazione e fede nella causa.
Infine la presenza di Aramis si percepisce più defilata, proprio come le sue azioni; è misterioso e reticente, ha una mente sempre all’opera e nasconde le sue trame anche agli amici per proteggere la loro vita e l’onore delle dame con cui ha spesso a che fare.
D’Artagnan merita un piccolo spazio a sé, onesto ma ambizioso almeno quanto spaccone, è il personaggio che più di ogni altro ama la vita e la sua gioventù tanto da volerla spremere in ogni attimo; di certo qualità invidiabili, a tal punto che nel corso dei romanzi si ha la netta sensazione, che la vicenda sia sì narrata in terza persona, ma vissuta emotivamente con gli occhi del protagonista, cosicché non sarà raro gioire, patire o infuriarsi alla stregua del nostro guascone.

Meriterebbero di essere menzionati tutti i personaggi per la poliedricità dei loro tratti: dagli avversari dei nostri eroi, alle numerose donne che popolano il romanzo, passando per i personaggi di sfondo come i servi dei moschettieri, a dir poco fondamentali, degne spalle senza le quali spesso i protagonisti sarebbero destinati al fallimento; ma rischieremmo di dilungarci e forse rovinare il piacere del lettore di scoprire da sè, o meglio fare la conoscenza di questi straordinari compagni d’avventura.
La saga comprendente “I tre moschettieri”, “Vent’anni dopo” e “il visconte di Bragelonne” si articola quindi lungo la carriera del protagonista e i suoi compagni d’arme, attraverso i conflitti dell’europa dell’epoca.
Si parte dall’ascesa verso la fama e la gloria, per  chiudere con il tramonto inevitabile, ovvero l’avvento di un’epoca nella quale coraggio e abilità non bastano più e forse non sono più neanche richieste, come se il mondo stesso si fosse evoluto lasciando i nostri eroi acciaccati ma pur sempre splendenti, ridotti a gigantesche icone non più in grado di evolversi, dove l’unico vincitore è la Storia e il suo inevitabile scorrere.

Stefano Turri


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Punk Vanguard

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