Giulia Bersani

Ci sono fotografi di cui vale sempre la pena parlare. Fotografi che ti lasciano senza fiato. E una di questi è Giulia Bersani.
Le sue foto sono intrise di sfumature e racconti. Ogni scatto ti regala diverse emozioni.
Per questo motivo ho voluto intervistarla. Per capire meglio il suo mondo, e ovviamente per conoscere il suo modo di lavorare.

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Ciao Giulia! Innanzitutto complimenti per le bellissime foto, sono davvero originali e piene di sentimento. Raccontaci qualcosa di te, in breve.
Ciao! Grazie per i complimenti. In questo periodo sono un po’ confusa per cui non è facile raccontarmi in breve. Diciamo che sono una ragazza creativa di 22 anni con la passione per la fotografia. Cerco di mantenere il mio punto di vista più umano e semplice possibile in modo che chiunque vi si possa riconoscere in modo intimo.

Scatti prevalentemente in analogico: perché lo preferisci al digitale?
Ogni volta che mi viene fatta questa domanda non so cosa rispondere.. ho iniziato in analogico e il mio carattere fotografico si è plasmato su questa scelta. Ho provato più volte a passare al digitale per questioni di comodità ma non ce la faccio proprio, non è il mio mezzo.
E’ un po’ come per un mancino scrivere con la mano sinistra; potrebbe forzarsi ad imparare ad usare la destra ma con quale scopo, se con la sinistra si trova bene?
Seguo e ammiro diversi fotografi che scattano in digitale per cui non è che io sia una purista, semplicemente fino ad ora mi sono sempre trovata meglio con la pellicola, un po’ per abitudine e un po’ perché è diventata una caratteristica importante del modo in cui mi esprimo. Mi ci sono affezionata insomma. Fa parte del mio linguaggio.

Con che macchine preferisci scattare? C’è un tipo di pellicola da te preferito?
Non penso sia importante.. ho sempre utilizzato le macchine che mi capitavano tra le mani e lavoro da anni con le pellicole del supermercato (con cui mi trovo benissimo). Sono domande che mi sono state fatte decine di volte e che onestamente odio. Penso che il valore delle mie fotografie sia dovuto a quello che c’è dentro, alle sensazioni che suggeriscono, non alla tecnica che uso. Non c’è una ricetta; è questione di occhio e di personalità, non di tecnicismi.

Assolutamente sì, era solo una domanda tecnica. Alla fine ogni forma d’arte si basa su una tecnica, che è composta anche dagli strumenti utilizzati per realizzarla.
Andando avanti: Come hai iniziato a scattare?
Scusa, non volevo essere scortese, era la mia risposta sincera alla domanda. Il fatto è che sono tutte domande molto generiche che mi sono state fatte mille volte e a cui non so cosa rispondere perché non penso che la mia risposta possa essere più interessante di quella di tante altre persone.
Ho iniziato a scattare per caso, fotografando amici al parco e caricando le foto su flickr. Internet è sempre stato un mezzo molto utile ed interessante per la condivisione del mio lavoro. Mi permette di andare oltre alla mia timidezza e di raggiungere persone da tutto il mondo che si ritrovano nelle mie fotografie.

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A proposito: la tua fotografia ti mette in contatto intimo con i soggetti, come riesci a superare, per prima cosa, la tua timidezza?
La timidezza la supero con l’interesse nei confronti delle persone che ho davanti. Sono curiosa e mi piace osservare, così ogni volta si instaura un dialogo tranquillo per conoscersi a vicenda.

E dall’altra parte dell’obiettivo? Le tue fotografie sono molto intime e “vicine” al soggetto, quasi come se tu fossi presente nella sua stanza ma invisibile. Come riesci a creare questa intimità con i tuoi soggetti?
In lovers ad esempio, come porti le coppie ad essere disinibite e naturali?
Nel modo che ho appena descritto: si parla e ci si conosce. C’è in gioco anche l’ empatia dato che i soggetti che scelgo sono tutti molto vicini alla mia esperienza personale. A volte ci si conosce anche attraverso il silenzio, semplicemente osservandosi e ritrovandosi gli uni negli altri. La cosa decisiva secondo me è la tranquillità; il fatto di non avere fretta ne’ bisogno di parlare a tutti i costi di qualsiasi cosa.

Di lovers è già stato detto molto in altre interviste. La mia domanda è: ci sarà il volume 3?
Ancora non lo so: mi piacerebbe ma dipende dal mio istinto. Quando troverò, nella mia vita personale, una nuova sfumatura con cui guardare il rapporto di coppia inizierò a lavorare sul volume 3.

Ti va di raccontarci il tuo processo creativo, la tua giornata fotografica tipo? Ogni foto è frutto di una lunga riflessione e preparazione o è più questione di istinto?
La mia giornata fotografica tipo sarebbe in viaggio o in vacanza con un’ amica o con un gruppo di amici. L’ ideale è avere tempo per osservare la quotidianità altrui e, di tanto in tanto, tirare fuori la macchina fotografica e lavorare sui gesti propri di ogni persona. Io quindi non preparo niente, semplicemente colgo quello che trovo lavorandoci un po’ su al momento.

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Che rapporto hai con la tua fotografia? Tendi ad essere soddisfatta o autocritica?
Bella domanda. E’ difficile, perché per molti aspetti sono una persona piuttosto insicura: spesso cerco di vedere i miei lavori con occhi esterni e allora mi può capitare di avere dubbi. Dall’altro lato però, essendo il mio un percorso molto personale, credo fortemente in quello che faccio. E’ il mio sogno e la mia passione per cui non posso non trovarmici.

In particolare, sei legata ad un tuo scatto?
Sono legata a tutti gli autoscatti perché hanno un valore di ricordo personale oltre che artistico

A cosa stai lavorando in questo periodo? Hai progetti, fotografici e non, per il prossimo futuro?
In questo periodo ho in ballo un progetto abbastanza delicato sull’insicurezza femminile e a settembre penso di trasferirmi a Berlino per qualche mese per cambiare aria e per imparare una nuova lingua.

 

A cura di 42 ph.

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