Fractal Reverb

Partiamo dalla fine. Termina l’ultimo brano, arriva il silenzio immediatamente successivo e il mio cervello sta già lavorando per iniziare a dare una forma a questa recensione, secondo le sacre regole del codice scritto. La prima parola che balena è “Attesa”.
Attesa verso un oggetto non identificato, verso una sensazione che colpisce dritta alla bocca dello stomaco, perché alla fine non tutto necessariamente deve essere razionale per essere percepito dal nostro corpo. Luci ed ombre, ombre e luci, delusioni e speranze in egual misura, rispecchiate dalla natura durante gli equinozi, in questo caso quello d’autunno, scelto come data di rilascio dell’opera. Il lavoro è interessante, la scelta della front woman mi lascia stupito dopo il brano d’apertura solo strumentale, come a voler annunciare, in una crescente ouverture, ciò che è pronto ad essere svelato nei successivi 14 pezzi. In effetti molti, in un mondo frenetico, dove spazio – e tempo – per dei concept album ce n’è assai poco.
Songs to Overcome the Ego Mind è un progetto maturo nonostante sia il disco di debutto, e cose da dire ne ha. Forse anche troppe. Voglio lasciare a voi il gusto di curiosare – come sempre con pancia e testa – senza dovervi guidare grazie a paragoni con altri artisti, solo per definire una sorta di genere musicale, visto che troppo spesso sembra l’unica cosa che conta. Le mura non mi sono mai piaciute, soprattutto per quanto riguarda il pensiero e le idee..e i Fractal Reverb sono d’accordo. Dove c’è spazio per il movimento c’è spazio per cambiare e migliorare, e questa band sta cercando di frantumare qualche mattone.

Top Tracks:
Introspective
I’ll Find my Way
Song of Everything

 

Douglas Fir

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Punk Vanguard

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