Etruschi From Lakota

Sabato 15 novembre 2014, al Color Cafè di Bassano del Grappa, Dischi Soviet Studio (in collaborazione con Punk Vanguard Magazine) presenta: Etruschi From Lakota live.

Talentuosa rock band italiana, originaria di Montecastelli Pisano (PI), vincitrice del premio FAWI (assegnato da Arezzo Wave) come miglior gruppo emergente italiano, e del premio Buscaglione nel febbraio 2014, sta facendo sentire i suoi suoni in giro per la penisola. Un interessante gioco musicale tra rock urlato anni ’70 e cantautorato politico dei bei tempi passati.

Incuriositi, abbiamo deciso di conoscerli meglio e far loro alcune domande.

Com’è nato il progetto “Etruschi From Lakota”?

Il progetto Etruschi From Lakota nasce dall’incontro con il nostro attuale produttore Nicola Baronti, ufficialmente nel marzo 2011 con l’uscita del nostro ep “Davanti al Muro”.

Qual è il significato del nome?

Il nome nasce da un poster appeso in camera della mamma del cantante di un’associazione toscana che aiutava le popolazioni native americane.

Perché avete deciso di trasmettere un messaggio “politico” attraverso la musica?

Oggi se vuoi trasmettere qualcosa con la musica difficilmente riesci ad essere fuori dalla politica, poi se unisci la musica con il testo: non c’è proprio via di scampo.
“Imparare a riconoscere la propria politica nella musica” questo è quello che facciamo.

Quali sono le vostre influenze artistiche?

Siamo partiti ascoltando la musica rock/blues anni 60/70 da i Led Zeppelin fino a Hendrix con varie influenze americane e inglesi poi abbiamo coltivato gli ascolti mettendosi a confronto con il cantautorato italiano da Gaetano a Dalla a Graziani fino ad ascolti più recenti da Black Keys a il Pan del Diavolo.

Quali sono le cose belle e le cose brutte della scena musicale italiana?

Possiamo dire che si stanno muovendo nuove realtà sotto l’aspetto della tutela musicale basta vedere i ragazzi di Soundreef e la loro battaglia per un mercato libero ma stiamo sempre più incappando in un mercato digitale che distrugge l’emergente senza dargli spazio.

Poi bisognerebbe continuare a dare spazio alla musica live e tutelare di conseguenza i locali e i musicisti che vi suonano.
La notizia che molti festival rischiano di chiudere e altri che lo hanno già fatto, fa crescere la paura che non conti più il pubblico o l’artista.

Elliot Walker


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Punk Vanguard

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