Diario dalla California

America, per la precisione California.
Il sogno e bla bla bla.
In questo pezzo si trascenderà leggermente quello che viene di solito scritto e documentato (ricchezza/povertà, sole, dollaroni verdi, iPhone dappertutto, tutto troppo grande,…).
Il volo di 15 ore equivale a circa 7 film, non male se contro ogni strategia si è dormito appena prima di andare in aeroporto.
Non c’è da preoccuparsi di stare troppo tempo seduti in aereo perché appena scesi sul suolo americano ci sono un paio d’ore da passare in piedi in fila per il processo di “Immigration”: impronte digitali, foto e visto.
LAX offre uno spettacolo di luci aeree che pochi aeroporti possono regalare.
Le strade larghe, le macchine grandi; se non avete vissuto in una baita in mezzo alla foresta nelle regioni più selvagge della Lapponia non dovreste sentire tutta questa differenza di smog che tanto si cita in accoppiata con “metropoli americana”.

Il cambio automatico presente nel 99% delle automobili offre un viaggio liscio e confortevole.
Si entra nella casetta, dotata di porta che come al solito nella parte inferiore fa passare 4 centimetri buoni di vuoto, condivisa con altri due coinquilini e l’odore di marijuana vi colpisce ancora prima dei loro caldi abbracci. Scordatevi i due freddi e distaccati baci sulle guance, ci si abbraccia, punto.
Si si l’erba è legale, la quantità di sigarette inesistente.

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-Venice Beach Skate Park-

L’accoglienza dimostrata dalle persone è indescrivibile. In qualsiasi posto voi entriate non viene a mancare un sorriso super bianco e un “Come va?” nelle più disparate forme di slang molto friendly. La gente vi saluta per strada con una smorfia amichevole a qualsiasi ora del giorno… “erba” direte voi, no, perché ovviamente quando una cosa è legale diventa automaticamente qualcosa che si può evitare.
Il sole è bello pieno e le nuvole non lo disturbano, quelli che sono 38 gradi effettivi diventano 26 gradi percepiti grazie all’assenza di umidità: non si suda e si sta semplicemente bene. Quindi il giorno successivo spiaggia.

Un’ora di auto negli States equivale a due in Italia, le strade sono maledettamente dritte e con un numero così elevato di corsie da far schifo. Tutto questo permette di fare miglia e miglia senza troppi pensieri e senza preoccuparsi dei consumi. All’ennesima gas station si decide di fare il pieno: “questa va a diesel, GPL, metano…?”
Il dubbio viene eliminato dal momento in cui si guarda la pompa e non si fa altro che leggere BENZINA. Solo benzina! Per trovare un diesel ho dovuto cercare su google qualcosa come “Se io fossi in America e avessi una macchina a diesel dove dovrei andare a rifornirmi?”. Il primo risultato è stato “-Sei idiota”, il secondo “-Gas Station a 15 miglia di distanza”. Riempire il serbatoio mi è costato 30$, ho fatto la conversione dei galloni e dei dollari: la benzina statunitense costa tanto quanto il GPL in Italia.

Huntington Beach non è altro che surfisti che camminano a piedi scalzi e skater che ti superano mentre tu fissi le palme senza guardare dove metti i piedi, spettacolo da bava alla bocca per chi apprezza il genere di scenario. Dopo essermi pulito con il bavaglino mi sdraio in spiaggia. Cose banali.

Se finora tutto vi sembrava regolare bene, se siete maschi invece starete ancora bramando la parte “e le bionde in bikini?”, non preoccupatevi ci sono, e anche tante, ma con 20 kg in più di quello che vi aspettavate. L’americano ha qualche problema di alimentazione, ma già lo sapevate, volevo solo appuntare che nella mitica California non ci sono solo gemme rare.

I giorni seguenti sono un flusso di sole, palme e caffè lunghissimi finché non si decide di noleggiare una Ford, che in Italia non vedrà mai la luce, e di andare su su fino a Monterey (non ancora San Francisco) passando per Santa Barbara e Malibu anche se la vera attrazione è Big Sur. La strada è molto sinuosa e diventa pericoloso guidare quando lo sguardo è volto del tutto al panorama della costa che vi affianca.
La temperatura scende senza mai far patire il freddo del vero autunno europeo. Mi affascina vedere come in qualsiasi punto della costa le onde siano sempre così prepotenti nei confronti degli scogli, il Pacifico sembra non avere un limite, vien da pensare che poco più in là il mondo finisca del tutto.

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-Palo Verde-

Ci sono molti punti strategici per inchiodare e fermarsi ad ammirare quello che è uno spettacolo naturale e quasi fantascientifico.
Per la prima volta in California riesco a vedere qualche stella durante la notte. Non ho approfondito gli studi di astronomia al liceo, ma il cielo notturno mi risultava del tutto diverso.
Santa Barbara è paragonabile a un personaggio della Disney: tutto troppo pulito, giusto, sistemato… vogliamo il lato oscuro, l’amaro.

Più all’interno Solvang è un portale bidimensionale che ti catapulta in Danimarca. Una cittadina che ripropone stile, usanze, architettura danesi. Risulta leggermente destabilizzante.
Carmel e la “17 mile drive” sono un piccolo gioiello costiero. Super consigliato, soprattutto se avete voglia di Irish style in una giornata uggiosa.
Monterey è vita brava. Ristorantino indiano (dell’India) e bar hawaiano con i bicchieri in simil legno a forma di totem indiano (quello nativo americano). Non è stato facile tornare nella casa deserta (per fortuna) Airbnb.

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-Santa Monica-

Ho avuto il piacere di passare del tempo in un campus universitario americano. L’eterogeneità di persone, stili, musica e odori fa paura. Non avete idea di quanto vadano di moda le ciabatte Adidas e i calzettoni di spugna! Gente che va in skate con le ciabatte e i libri sotto il braccio, modelle americane che girano con il lupetto di pile e la versione tarocca delle Crocs.
Meraviglioso come lì veramente a nessuno freghi nulla di niente.
Noterete poi come i californiani auto-celebrino la California stessa. Indossare magliette con la bandiera o la scritta “Cali”, della serie “anche basta, ci sei dentro”. Come se in Italia girassimo con t-shirt con su scritto “Italia” o nel nostro caso più specifico “Veneto-Padania”… si potevo evitare…

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-Laguna Beach-

Migliaia di possibilità alla portata della voglia che si ha di fare. Dimentichiamoci della pasta e andiamo a provare tailandese o perché no, vietnamita.
Avete ragione, ogni metropoli presenta le sue incredibili possibilità e un miscuglio di sfumature culturali senza limiti… quindi perché non buttarcisi dentro?
“Perché questa notte non si va ad Hollywood?” Si, è un’ora di macchina, il parcheggio lo trova solo Gesù e i drink partono da 10$ (il minimo da pezzenti).
Eccoci in un locale discotecoso russo, ma con dell’hip hop/Rn’B… cioè: beh non si può spiegare, leggete la frase precedente e fatevene una ragione.

Questo è quello che mi è consentito scrivere riguardo la California.
Un piccolo flusso di coscienza che mi auguro vi abbia divertito.

Giovanni Orlando

(Altre immagini su @orlangiodo)


 

CALIFORNIA DIARIES

 

America, California.

The dream and blah blah blah.

This article goes beyond what is commonly known and told — wealth/poverty, sun, big bucks, iPhones everywhere and everything too big to be true.

The 15-hour flight equals something like 7 movies, not bad if you, against any kind of strategy, slept just before heading to the airport. No need to worry about being stuck on a plane, because, as soon as you land on the American soil, you will have to spend a couple of hours in line to go through custom and immigration: fingerprints, pictures, visas.

In terms of lights, LAX offers something that other airports don’t. Extremely wide lanes on the freeways, big cars and SUVs; if you haven’t spent your life into a cabin in the Lappish wilderness, you shouldn’t experience any difference as far as “pollution” goes, if compared to any other big city in the world.

The automatic transmission, which 99% of the cars are equipped with, offers a smooth and comfy drive.

You step into the house — whose door leaves more than 1 inch of emptiness at the bottom — shared with two roommates and the intense smell of marijuana hits you even before their warm hugs. Forget about our two cold European kisses on the cheeks. Here, you hug each other. Period. And yes, weed is legal here. Cigarettes: none.

People’s warmth and welcoming attitude is beyond any expectation. Everybody, everywhere you go, greets you and welcomes you with super white smiles and with a “how are you?” declined in many different slangy variations — how are you doing? what’s up? how is it going? etc.

People say hi to you when you’re walking down the street for no specific reason. Just because.

Weed? You might say. Thank you, but no thanks. Because when something happens to be legal, there is no rush for it to be consumed.

The sun is full and shiny and the clouds rarely disturb it in the sky, 100 degrees feel like 78 thanks to the lack of humidity in the air; you don’t sweat and you just feel good. So, the following day is a beach day for sure.

A one-hour drive in the United States equals a two-hour drive in Italy, the freeways are incredibly straight and with such an insane number of lanes. That allows you to drive for miles in a carefree status. Even gas is super cheap. At the gas station you need to fill up the tank of your car and the question is: gas, diesel, GPL? But then you look up at the billboard showing the prices and you notice that the only fuel available is gas. Only gas. In order to look for a diesel pump in the area I had to google something like: “If I have a car that uses diesel where do I have to go in the Unites States?” and the first result was: “- You’re an idiot”, the second: “- Gas Station 15 miles away”. Filling up the tank cost me 30 bucks, gas in the United States costs exactly like GPL in Italy.

Huntington Beach is no more than surfers walking barefoot and skaters passing by, while you’re staring at the palm trees without even looking at where you’re walking; astonishing stuff for those who like this kind of scenario. After regaining consciousness I go lay on the beach. Ordinary things.

If so far everything looks normal to you, good, if you are a guy, you’re probably still eager to hear something about blondes in bikini. No worries, you can find them, a lot, but probably 40 pounds heavier than you thought. Americans have some nutrition issues and California is no exception.

The following days are just palm trees, sun and long long coffees, until I decide to rent a Ford, which will never be released in Italy, and head up to Monterey passing by Santa Barbara and Malibu even though the main thing is Big Sur. The road is very curvy and it gets dangerous driving when you look at the coastal panorama.

The temperature lowers a little bit, but you never feel the cold of the European fall. It’s really fascinating that the Pacific Ocean doesn’t have mercy on the waves, constantly crashing against the rocks. The Pacific doesn’t seem to have a limit. Maybe it’s just the edge of the world.

So many vista points make you pull over abruptly and wonder at the natural and, at the same time, surreal spectacle.

For the first time in California I’m able to look at the stars and to see them bright and shiny; I never got an A in astronomy in high school back then, but the night sky looked completely different to me.

Santa Barbara is like a Disney character: everything is too clean, too neat and in order… we want the dark side.

Inland, Solvang is a two-dimension portal that unexpectedly throws you into Denmark, a small town that used to be a Danish settlement. It’s destabilizing.

Carmel and the 17 Mile Drive are two coastal gems. Very recommended, especially if you feel like an Irish and gloomy day.

Then…what happens in Monterey. Indian restaurant, Hawaiian bar with native American totem-like cups. Not an easy drive back to the Airbnb apartment.

I had then the opportunity to spend some time on an American campus. The heterogeneity of the people, styles, music and smells is insane. You have no idea of how fashionable Adidas socks and slippers are over there. Skaters wearing flip flops with books under their arms, American top models with thrift store sweaters and the cheap version of the Crocs. It’s awesome, over there nobody really cares about their appearance.

Another interesting aspect is the self-boasting attitude of Californians about California itself. It’s not uncommon to see people wearing “California” or “Cali” T-shirts or sweaters. Just  as if in Italy people went around with “Italia” T-shirts or, in my case, “Veneto-Padania”…ok, that’s probably too much for those who understand what I mean.

Thousands of opportunities according to whatever you might like and want to do. Let’s forget pasta and try Thai food or, why not? Vietnamese. You’re right, every big city has its incredible possibilities and is and limitless melting pot of cultural aspects… so why not taking advantage of that?

“Why don’t we drive to Hollywood tonight?” Yes, its an hour drive away, only God could find parking and drinks start at 10$ — if you’re trying to save money. Here we are, in a semi-Russian bar where they play hip hop and Rn’B… well, not easy to explain, read the last sentence again and deal with that.

This is what I am allowed to write about California. The rest is life.

A short stream of consciousness that I hope you can enjoy.

California happens.

Giovanni Orlando

(Other pictures taken by myself @orlangiodo)


The Author

Punk Vanguard

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