CAMP X-RAY

Peter Sattler debutta come regista e sceneggiatore al Sundance Film Festival del 2014 con Camp X-Ray, una pellicola drammatica ambientata nel campo di detenzione di Guantanamo Bay.

Amy Cole, interpretata da un’impeccabile Kristen Stewart, si arruola sentendo la necessità di far parte di qualcosa di più grande di se stessa. Lodevole la recitazione di Peyman Moaadi nei panni di Ali Amir, un detenuto di origine araba, come tutti quelli del Campo Delta, al quale Amy è stata assegnata. Amy è fredda, fiscale, le hanno detto di non dare confidenza ai detenuti perché potrebbero approfittarsene. Ali, invece, fa di tutto per comunicare con lei, un po’ per istigarla, un po’ per passare il tempo che sembra infinito dentro a quella cella. La curiosità e la volontà di comprendere si insinuano lentamente nella mente della soldatessa, che cede alle chiaccherate con Ali, le cui parole incrineranno molte delle sue convinzioni. La vita militare non è sempre e solo l’eroismo della battaglia, è anche prendere decisioni scomode per mantenere la pacifica convivenza con i detenuti e con i colleghi. Vivere rinchiusi a stretto contatto con due mondi in continua collisione può cambiare radicalmente il punto di vista di una persona, da qualsiasi parte della porta blindata essa si trovi.

 

 

La fotografia di Sattler è pulita, quasi accademica, con accostamenti di immagini saggiamente concatenate, come la preghiera dei detenuti e l’alzabandiera dei soldati, e spunti di riflessione  nelle scelte registiche di ogni scena. Talvolta il ritmo cala, la storia viene ovattata dalle immagini, come è normale succeda quando il regista si scrive la storia da sé. Tuttavia questa pecca non stona, anzi, enfatizza alla perfezione la ripetitiva quotidianità dei personaggi.

Il risultato è un film piacevole, arguto e accattivante che permette allo spettatore di conoscere una sfacettatura del mondo militare quasi mai affrontata dai tipici film autocelebrativi americani.

 

Minerva Refur


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Punk Vanguard

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