ART WEEKLY #10 ANDREA FRASER

ANDREA FRASER

L’Artista è una Moneta //  The Artist is a Currency [1]

“Untitled” (2002) è, forse, il lavoro più discusso dell’americana Andrea Fraser.

Si tratta di un video di sessanta minuti, senza audio, che vede l’artista fare sesso con un collezionista di cui viene preservato l’anonimato. Questo lavoro fu però soggetto di una particolare negoziazione: il gallerista Friedrich Petzel pagò circa ventimila dollari per l’azione-opera, le cui clausole erano che il gallerista-cliente dovesse essere maschio, eterosessuale e celibe. Questo video venne poi riprodotto in un’edizione limitata di cinque DVD ed esposto per la prima volta presso la galleria di Petzel, a New York.

L’azione fu ripresa da una telecamera fissa con una visuale da “sorveglianza”, che registrò silenziosamente l’incontro-opera. Dopo un paio di bicchieri, flirting e petting, si compie l’incontro sessuale, conclusosi in un post coitum tra abbracci e coccole.

Andando oltre la dimensione da “Proposta indecente” e soft porn, o porno in generale, quest’azione mostra il sesso come lavoro e l’artista come lavoratrice. Lo scenario parrebbe quello della prostituzione, anche se del pagamento, nel video, non c’è traccia. Ma se l’artista-prostituta offre il suo corpo al gallerista, il gallerista allora si configura come cliente, ed ancora l’azione-transazione come opera d’arte.

Se il fare arte ha una dimensione mistica e contemplativa, se l’artista è colui che trascende, che gode dell’aura del meraviglioso, cosa succede quando ad essere esposto è il corpo dell’artista che si presta sessualmente al suo compratore? E dunque, sono prostituzione le dinamiche ed i rapporti tra artista, opera e gallerista? Quest’azione-opera provoca, trasgredisce, manifesta l’osceno attraverso il sesso, ma è il mercato che fa della trasgressione oggetto di discussione, e quindi di vendita, ed il mercato dell’arte, dipendente dalla forza del capitale, viene spogliato di questa tacita ed essenziale intesa.

Il corpo dell’artista, qui, non è proprietà esclusiva, è oggetto di una determinata transazione economica, è il servizio che rende, è, nella società del capitale, luogo di scambio tra domanda ed offerta.

Un altro aspetto interessante è quello della fama, nelle sue accezioni di mostrare e raccontare, di resa manifesta, di declinazioni positive e negative.

L’artista è donna-lavoratrice-prostituta, prestando sessualmente il proprio corpo mina l’integerrima autorità del gallerista, reso comune cliente sessuale, intacca l’aura sacra dell’artista, insinuata nell’intimo, e fa dell’azione artistica una prestazione occasionale, volta a soddisfare il piacere e le necessità imposte dal mercato.

Sono queste le conseguenze dell’Arte?

Well, yes, it’s art, and the question I’m interested in posing is whether art is prostitution—in a metaphorical sense, of course. Is it any more prostitution because I happen to be having sex with a man than it would be if I were just selling him a piece? In fact, I remain much less comfortable with selling the DVDs of “Untitled” than I was with producing the piece. The “normal” sales situation that one has in the art world feels much more exploitative to me than any aspect of my relationship with, or the exchange with the participating collector. That’s where I lose control of it. That’s where the speculation begins. […] For me, one of the clearest signs that “Untitled” is a successful piece is that it didn’t only upset people outside of the art world, but a lot of people inside the art world as well [2].

 

Letizia Liguori

Fonti:
Julia Bryan-Wilson, Dirty Commerce: Art Work and Sex Work since the 1970s, in «Differences. A journal of Feminist Cultural Studies», XXIII, 2, pp. 71-112, 2012

 

[1] Rhea Anastas, Gregg Bordowitz, Andrea Fraser, Jutta Koether, Glenn Ligon, The artisti s a currency, in «Grey Room», n. 24, pp. 110.125, 2006
[2] Delia Bajo and Brainard Carey, In conversation. Andrea Fraser, in «The Brookling Rail», 1 ottobre 2004


The Author

Punk Vanguard

Comments

Leave a Reply