Monthly Archives: January 2017

Routine – il nuovo EP dei FREEZ

  • By Punk Vanguard
  • Published January 23, 2017
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Negli anni ’60 la gente veniva continuamente rapita dagli alieni; con i loro dischi volanti sorvolavano granai e fattorie, richiamando a sé poveri contadini innocenti e le loro figlie vergini, per chissà quali esperimenti aberranti. Creature verdi, gli occhi neri e vacui, con degli obiettivi precisi per il loro viaggio sul pianeta Terra: razzie, ratti, rapimenti, esperimenti.

Dopo quegli anni l’ondata di attacchi alieni si è però placata; nessuno sa il perché.

Gli anni ’60 non hanno portato solo i dischi volanti e gli alieni verdi, hanno anche dato i natali ad un genere musicale che ultimamente è ritornato ad inondare le nostre frequenze: il surf rock.

 

 

Ed è dal connubio di dischi volanti e surf rock che prende vita “ROUTINE”, il secondo EP dei FREEZ. Premetto che i FREEZ sono una band maiuscola in tutti i sensi, sia nei titoli delle tracce e nel nome, sia nello spessore e nel talento. Cinque sono i pezzi che fanno parte del disco, un bellissimo quarto d’ora di viaggio interspaziale a bordo di un disco alieno, surfando sulla via lattea, tra gli asteroidi e i pianeti alieni.

I vocals riverberati ed effettati con il delay sono quasi psichedelici, la pronuncia esemplare, l’impianto ritmico semplice ma estremamente saldo, le chitarre surfano che è un piacere.

Pezzi come “BAD WEED” e “PINK CITY” sono di caratura internazionale, potrebbero comparire su qualsiasi playlist di Spotify dedicata al genere senza sfigurare. Sono gli highlights di questo EP, accompagnati da altri tre pezzi che garantiscono continuità e credibilità al disco.

 

 

In certi tratti, tuttavia, la composizione sembra un po’ ripetitiva; nonstante ciò, il groove è spumeggiante e pregievole, che conquista al primo ascolto.

“ROUTINE” finisce, “ROUTINE” ricomincia.

 

Shane McKeane

Perdersi e ritrovarsi in un cielo stellato

  • By Punk Vanguard
  • Published January 18, 2017
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Avete mai passato del tempo a guardare le stelle? Suonerà forse come la domanda di un romantico nostalgico, e forse lo è. Ma si può tradurre anche in questo modo: quando vi siete presi un momento per voi soltanto e vi siete liberati dalle preoccupazioni ordinarie? Quand’è stata l’ultima volta che avete lasciato da parte ogni dispositivo che vi collega -e incatena- al mondo?
Ogni tanto mi concedo il lusso di farlo e raggiungo, da solo o con amici, un luogo isolato dove potersi perdere nel cielo notturno.
C’è una sorta di rituale pagano nell’osservare le stelle, una dichiarazione d’amore, a se stessi e alla natura. Si riesce ad ottenere una sorta di indipendenza, una boccata d’aria nuova, una lontananza dagli impegni, dalle scadenze, dalle aspettative.
Dagli altri.

 

Il cielo notturno sopra la tofana.

Ruins.

Passo Giau sotto le stelle.

Forest stars.

C’è un sentirsi così piccoli rispetto alla grandiosità della notte, di essere insignificanti rispetto al mondo che ci circonda; una sensazione che è compensata, però, dal sentirsi un tutt’uno con ogni elemento naturale:

Quando si sta sotto un cielo stellato ci si perde e si trova un posto nell’universo, allo stesso tempo.

Mettersi in viaggio da soli, con il proprio disco preferito nelle orecchie e il paesaggio che corre rapido nei propri occhi, e arrivare alla meta. Si spegne la macchina. Si allenta il respiro e lontano dalle città e dalle loro luci abbaglianti, in montagne, passi isolati o spiagge deserte, tutto si riappacifica.
Raggiunto il punto pianificato, si riposano le gambe osservando il panorama. Pranzo, ci si stende al sole, si respira. E poi si aspetta.
Si scambiano due parole con qualche passante, aspettando la notte.
Il sole tramonta, gli ultimi visitatori se ne vanno dalla spiaggia o entrano in rifugio e poco a poco cominciano a vedersi i primi punti luminosi, come luci di Natale: il primo ad accendersi è Venere, la cosiddetta “prima stella della sera” (anche se stella non è), seguita poi da tutti gli altri.
In pochissimo tempo il cielo è completamente oscuro e gli occhi si abituano al buio, scorgendo sempre più dettagli e punti luminosi, decisamente tanti punti luminosi!
Ci si stende sul terreno e si rimane ad osservare attorno: la via lattea è un’autostrada di stelle che corre sopra di noi, Andromeda è debole ma si vede ed è lì, verso nord, vicino alla Stella Polare, con Cassiopea al fianco.
Una stella cadente taglia il cielo. Si rimane a bocca aperta. L’incanto che ripaga l’attesa e la fatica.

 

Rise up.

Osservando le stelle si provano emozioni che normalmente non sperimentiamo. Lo staccarsi dal quotidiano, il partire verso una meta che magari non si conosce è una esperienza lontana dalla nostra abitudine. Faticare per raggiungere il posto prefissato, ritrovarsi a sperare che quelle nuvole fuggano via con il tramonto, essere immersi nel silenzio assoluto, nel buio, da soli o in compagnia, ci rende calmi e un poco timorosi. La paura di non riuscire a scorgere, di non sapersi orientare, si dissipa però appena la notte si presenta. Bellezza che toglie le parole.
Descrivere le emozioni che si provano nel guardare un cielo stellato non è facile: il mio consiglio è di scegliere un amico, guidare fino ad una posizione lontana dalle città e viverle di persona. Ecco qui, in qualche scatto, quello che vi state perdendo e che potreste scoprire.

 

Luca
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In copertina “Chasing the stars”.

Still Alone – il nuovo video dei CACTUS?

  • By Punk Vanguard
  • Published January 16, 2017
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Il lunedì non è mai stato così bello.

Oggi i Cactus? hanno deciso di regalarvi il loro nuovo video per Still Alone.
Si torna in sala giochi. Ma sempre persi nella psichedelia lo-fi che li accompagna dall’uscita dell’EP Sorry For My Accent.
Alla regia Francesco Lunardon, Simone Marchiori e Andrea Sogliacchi.

Lasciatevi trasportare in nuovi mondi multicolor.