Monthly Archives: September 2016

Recensione: Two Birds One Stoned – EP

  • By Punk Vanguard
  • Published September 26, 2016
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Pensate agli Stati Uniti.
Avete un’ immagine in mente? Bene. Anche io.E no. Non si tratta di New York, e neppure della California, coi suoi surfisti dai riccioli d’oro e i Tame Impala come sottofondo di vita. No, parlo del profondo Sud, dove le strade sono polverose e le donne incandescenti come il sole di metà luglio. Ma torniamo per un momento alla realtà.
Treviso, passaggio obbligato tra il Cadore e la Laguna, è la casa di Marco ed Alberto, in arte Two Birds One Stoned: progetto nato nel 2015 con la voglia di portare una ventata di Garage/Rock per la Marca e non solo.
L’imprinting cinematografico e dei richiami di spessore come The White Stripes e The Black Keys garantiscono solide basi al duo, senza però impantanarlo troppo nel bayou del “già sentito” dove ristagna l’indie ultimamente.
City Streets, opening track dell’Ep, non poteva essere più azzeccata per descrivere le sensazioni che si provano al primo ascolto del lavoro.
La voglia di inforcare una Cadillac e premere l’acceleratore verso un lungo viaggio on the road,
dove il rock e una potente attitudine blues si fondono dipingendo tramonti, pronti a trasformarsi in
notti di baldoria nel primo locale frequentato dagli Stuntman Mike e Jungle Julia di turno.
Two Birds One Stoned, sinceri e diretti come un Jack&Cola; ma sempre eleganti, anche quando c’è da randellare.

Douglas Fir – 23 settembre 2016

CAMP X-RAY

  • By Punk Vanguard
  • Published September 17, 2016
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Peter Sattler debutta come regista e sceneggiatore al Sundance Film Festival del 2014 con Camp X-Ray, una pellicola drammatica ambientata nel campo di detenzione di Guantanamo Bay.

Amy Cole, interpretata da un’impeccabile Kristen Stewart, si arruola sentendo la necessità di far parte di qualcosa di più grande di se stessa. Lodevole la recitazione di Peyman Moaadi nei panni di Ali Amir, un detenuto di origine araba, come tutti quelli del Campo Delta, al quale Amy è stata assegnata. Amy è fredda, fiscale, le hanno detto di non dare confidenza ai detenuti perché potrebbero approfittarsene. Ali, invece, fa di tutto per comunicare con lei, un po’ per istigarla, un po’ per passare il tempo che sembra infinito dentro a quella cella. La curiosità e la volontà di comprendere si insinuano lentamente nella mente della soldatessa, che cede alle chiaccherate con Ali, le cui parole incrineranno molte delle sue convinzioni. La vita militare non è sempre e solo l’eroismo della battaglia, è anche prendere decisioni scomode per mantenere la pacifica convivenza con i detenuti e con i colleghi. Vivere rinchiusi a stretto contatto con due mondi in continua collisione può cambiare radicalmente il punto di vista di una persona, da qualsiasi parte della porta blindata essa si trovi.

 

 

La fotografia di Sattler è pulita, quasi accademica, con accostamenti di immagini saggiamente concatenate, come la preghiera dei detenuti e l’alzabandiera dei soldati, e spunti di riflessione  nelle scelte registiche di ogni scena. Talvolta il ritmo cala, la storia viene ovattata dalle immagini, come è normale succeda quando il regista si scrive la storia da sé. Tuttavia questa pecca non stona, anzi, enfatizza alla perfezione la ripetitiva quotidianità dei personaggi.

Il risultato è un film piacevole, arguto e accattivante che permette allo spettatore di conoscere una sfacettatura del mondo militare quasi mai affrontata dai tipici film autocelebrativi americani.

 

Minerva Refur

Five Days in Belgium – Pukkelpop Festival

  • By Punk Vanguard
  • Published September 3, 2016
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“Oh ma a Capodanno cosa fai?”
Chi non ha mai sentito il brivido di terrore lungo la schiena a sentire queste parole, quando il fatidico momento era ormai alle porte? Chi è senza peccato scagli la prima pietra.
La proiezione estiva di questo dramma si ha con la scelta – esami vari e ferie permettendo – di decidere dove e come investire i denari gelosamente custoditi dentro il grasso porcello sacrificale, pronto a rompersi e a definire il budget delle nostre vacanze.

Per quanto mi riguarda il 2016 è un anno idealtipico per la musica, come può esserlo stato il 2015 per il vino.
A partire da gennaio – infatti – le pubblicazioni inedite di nuovi fenomeni del circuito mondiale, condite con piacevolissimi ritorni (quanto vi siete gasati con A Moon Shaped Pool?) hanno accompagnato le ore passate in treno o in stazione, rendendo un po’ meno amaro il rapporto quotidiano con Trenitalia.

Bando alle ciance!! Abbiamo deciso di snobbare Sziget per una meta meno conosciuta e quindi meno mainstream – esatto, mainstream – come il Pukkelpop, organizzato da ormai 30 anni nelle vaste pianure belghe che si estendono vicino ai confini olandesi, palcoscenico su cui – fra i tanti – si sono esibiti Nirvana, The Stone Roses, Nine Inch Nails e tutti quelli su cui riuscite a fantasticare.
Dopo aver organizzato il viaggio e naturalmente comprato il biglietto (200euro con campeggio e transfert A/R inclusi) io e i due compagni di trasferta designati ci siamo imbarcati in questa avventura musicale.

 

Pkp 2 - M83

 

GIORNO 1

Eccoci arrivati in loco dopo un viaggio di tre ore complessive da Bruxelles ad Hasselt, sede ufficiale di Pukkelpop. Bracciale indossato, biglietti esposti, birra aperta e tenda montata, e siamo pronti per la fase di esplorazione.

L’atmosfera è rilassata e le vibes ottime, condite dal ritmo martellante della Boiler Room e dello stage Castello, sedi delle esibizioni hip hop ed elettroniche.

Il mercoledì infatti, giorno di arrivo e sistemazione generale degli ospit del festival, vede l’intrattenimento riservato alle performance di Djs coordinate da 2ManyDjs per far ambientare il pubblico. Inutile dire che per noi già questo è il Paese dei Balocchi.
Le ore corrono veloci, come i nostri spostamenti da uno stage all’altro per prendere più confidenza possibile con gli spazi, scatenando sulla dance floor la giusta dose di ignoranza Made in Vicenza fino notte inoltrata, in attesa della partenza vera e propria di questo succulento baccanale.

GIORNO 2

Al risveglio la bocca sa di Jupiler (l’equivalente belga della Peroni), e sarà così per tutti i nostri giorni di permanenza, non importa la quantità di noodle agliosi ingurgitati o le dosi di Aquafresh mollate sul nostro spazzolino.

Rapido check delle rispettive line-up e siamo già dentro (controlli con metal detector inclusi), pronti per distruggerci piante dei piedi e polpacci.
Il primo pomeriggio si prospetta tranquillo e lo passiamo assieme a Ezra Furman e The Underachievers, pronti a farci digerire saltando.

Le nostre mete ovviamente non possono essere sempre le stesse, quindi salutati i due campioni, mi dirigo verso i beniamini della mia line-up.
Prima tappa: RY X.
Spettacolo piacevolissimo: birra in mano, occhiali da sole e andiamo a coman…..no grazie ma apprezziamo lo stesso.
Le sovrapposizioni  d’orario sono inevitabili, e questo vuol dire fare scelte. Dopo i Cage the Elephant è il momento di Nao, assoluta rivelazione di giornata. Consiglio per tutti: aprite Spotify immediatamente.

Passaggio rapido a zampettare grazie a Cassius e siamo pronti per cominciare a lanciare i pezzi grossi.

Il fuoco d’artiglieria comprende degli ottimi e precisissimi The Kills, The Last Shadow Puppets (a mio parere sopravvalutati come pochi), e finalmente la mia curiosità viene soddisfatta: dei Chvrches in grandissima forma che hanno letteralmente incendiato il palcoscenico, facendo ballare il grande pubblico accorso per la loro esibizione. Sorrisoni e gaso a mille prima della regina.

Rihanna (unica nota dolente i 50 minuti di ritardo, ma vabbè) potrebbe stare ferma un’ora e mezza e tu godresti in ogni caso solo a guardarla. Il tour di quest’anno è composto da un unico mash-up delle sue grandi hit, scelta che mi è piaciuta, considerando le esigenze eterogenee del pubblico da festival.
Fan di Rihanna, Haters di Rihanna…..round 1, fight!!

Non è finita qui, la giornata ci aspetta altre due sorprese. Decidiamo di balzare Nina Kraviz ormai resident nei vari eventi vicini a noi e anche i Bloc Party per tornare al main Stage in compagnia dei Die Antwoord. Il live è potente ed esplosivo, senza mai essere eccessivi. L’ho trovata una prova di maturità del terzetto sudafricano.
Gran finale di serata, siori e siore le Warpaint!! Ottima maniera di concludere a ritmo indie rock il nostro secondo giorno in Belgio.

 

Pkp 3 - Boiler Room

 

GIORNO 3

“Wooooa!!”
Non capisco se sia uno sbadiglio o un ruggito pensando alla giornata che ci aspetta oggi.
Rapido brunch con hot dog, noodles e birra e abbiamo già abbandonato il campo base. Prossima fermata: Libidine.
Ed è libidine veramente se il caffè post pranzo lo bevi assieme ai Caspian, band post-rock americana che vabbè, se ascoltate il genere sapete di cosa sto parlando. Penotti da tutte le parti.

I brividozzi continuano a ritmo Punk Hardcore grazie ai Show me the Body, incazzati con più o meno chiunque e poi come sempre incredibilmente, meravigliosamente Nofx.
Sti quattro rincitrulliti però ci fanno ballare ancora e ancora, facendo partire un bellissimo mosh condito da stage diving alla faccia dei divieti, e io – come loro – mi chiedo come mai le band migliori debbano suonare alle quattro di pomeriggio.

Questo è il giorno che aspettavo. E se il buongiorno si vede dal mattino figuratevi cosa mi aspettava. Ve lo dico subito.
Merenda con qualche cosa vietnamita e siamo pronti a swaggare ancora, il menù gentilmente offerto da Pukkelpop, prevede una maratona di nettare formato (lettura tutta d’un fiato) da:

Jack Garratt (minchia), Local Natives (ciao), Fatima Yamaha (se ci sono biglietti andate a C2C a sentirlo), Crystal Castles (arroganti come pochi, e ci piace tantissimo), Glass Animals (certezze), Kaytranada (tenete d’occhio il fiol qui citato), The Chemical Brothers (what else?) ed M83 (sono ancora nell’iperspazio).
Chiudiamo la serata in Boiler Room a clubbare con le ultime energie rimaste, e ci facciamo coccolare verso il sonno dai bassi mostruosi dell’impianto audio.

 

 

GIORNO 4

“Sveglia che è arrivato Mick Jenkins!!”
L’eroe in questione – fresco fresco di collaborazione con BADBADNOTGOOD – si è rivelato l’idolo del viaggio, in quanto il suo live era previsto per il Day2, ma a quanto pare il fiol non era riuscito a trovare la strada. Capo.

L’ultimo giorno di musica presenta un primo pomeriggio tranquillo, tanto che snobbiamo senza rimorsi l’esibizione dei The Temper Trap.
Tanta roba invece Anderson Paak, artista hip hop di cui sentiremo sicuramente parlare bene in futuro. Voto 10.

Dua Lipa o Biffy Clyro? Dua Lipa. Peccato che una marea di persone ha fatto la nostra stessa scelta. Risultato? Ascoltiamo da fuori visto lo stage praticamente murato di gente, ed essere più agevolati per la prossima combo di artisti che ci aspetta: Âme (che aspettavo tantissimo e si sono confermati una granata, quindi prendete appunti) e la svolta più hc del programma con Bring me the Horizon e Thrice, che han saputo confermare le ottime impressioni che mi ero fatto ascoltandoli sui vari supporti audio.

E ora il gran finale, per non chiamarlo grande ritorno.
Gli Lcd Soundsystem hanno letteralmente incendiato il main stage per l’ultimo live di questo festival, conquistando pubblici nuovi e gasando a mille i veterani.
In breve: sonorità Bowie + The Smiths condite con synth anni ’80. Non avete ancora indossato le cuffie?

Ma non è finita qui, abbiamo tempo e voglia per ballare ancora, ancora, ancora. E ci affidiamo a dei signori chiamati Soulwax. Avete presente la playlist “Una carica d’espresso”? Ecco, roba da novellini a confronto.
Ringraziamo lor dj e ci avviamo verso la ciliegina sulla torta di questo festival.
E’ per me un onore introdurvi i Minor Victories, a mio parere la rivelazione del 2016.
Side project di lusso, la band è composta da membri di Editors, Slowdive e Mogwai. Esatto, andate subito ad ascoltare se non li conoscete.

Buonanotte Minor Victories, buonanotte Pukkelpop!!
Noi domani ci si sistema e si torna in Italia, e per dirla come qualcun altro…

That’s all folks!!

 

Douglas Fir