Monthly Archives: January 2016

Arte & Scienza. Prospettive verso nuovi immaginari.

  • By Punk Vanguard
  • Published January 20, 2016
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Report di alcune opere esposte alla GV art Gallery di Londra (2011-2015)

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C’è stato un momento in cui mi sono sentita disorientata e che non capivo più dov’ero. Ed è stato a quel punto che mi è venuto in mente un romanzo che avevo letto tanto tempo prima: L’anulare della scrittrice giapponese Yoko Ogawa.
Le atmosfere ovattate e le stanze bianche della galleria sembravano proprio quelle descritte nel libro. E poi c’erano loro: le creazioni d’arte, oggetti così intangibili che non potevano non essere associati agli “esemplari” del  signor Deshimaru raccontati nel libro. Opere ibride, al confine tra arte e scienza, nate da una forza autrice controversa che ha incontrato la calma sterile dei luoghi laboratoriali. Ed è il corpo umano il soggetto principale di questi lavori, corpi che sono stati sottratti alla vita e che divengono protagonisti di un processo di mutamento, un processo in cui anche la loro forma e il loro significato è in continua trasformazione. Questi “esemplari” non possono più infatti essere considerati soggetti biologici, perché essi assumono il valore di prodotto estetico caricato di idee, significati e valori del tutto nuovi.

Il corpo anatomizzato è dunque reso visibile nella sua visceralità e ci presenta un’altra possibile forma della nostra materia. L’organico, invisibile in natura, viene esposto, svelato e disattivato dalla sua funzione meccanica e, riacquistando la sua autonomia, appare circondato da quell’aura che lo firma come oggetto d’arte. L’artista invece in questo rapporto tra arte e scienza rimane una figura-sfondo, in cui le sue tracce sul corpo artistico si confondono e mescolano con l’intervento di medici, ingegneri, biologi e chimici che hanno sacrificato (in parte) il loro ruolo quotidiano per contribuire alla nascita di un essere nuovo, inesistente, mutante e  al confine tra uomo-animale e macchina. Al limite tra vivente e non vivente. L’innesto scienza/arte permette quindi la realizzazione di opere artistiche di difficile definizione, che non sono più riconoscibili nella tradizionale relazione rappresentazione/imitazione, ma assumono una forma instabile e non facilmente catalogabile.

Invenzioni in cui il fruitore non può cercare l’immedesimazione, perché essi sono esemplari in divenire, in potenza, che esposti all’abbraccio del nostro sguardo continuano a tremare tra la soglia della scienza e quella dell’arte, invitandoci ad ammirare un’indefinita realtà.

Annie Cattrell con la collaborazione del prof. Morten L Kringelbach nel 2009 crea Pleasure/Pain: una riflessione in forma scultorea sui cambiamenti impercettibili che avvengono nel corpo e nel cervello. In questa opera, che è una stampa in 3D, appare un cervello isolato da un vetro trasparente  (proprio in stile laboratorio) ricordandoci il carattere transitorio della vita. E grazie alla scansione dei dati e alla risonanza magnetica si è potuto concludere che negli organi sono coesistenti e si sovrappongono masse di piacere e di dolore. Pleasure/Pain quindi ci riconferma, ancora una volta, l’idea di un corpo non statico e non equilibrato, perennemente contraddittorio ma per questo vivo  e  attivo.

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Liquid Ground (2010) di Helen Pynor è un lavoro che si ispira ai casi di morte accidentale avvenute per annegamento sul fiume Tamigi. L’artista attraverso una serie di fotografie rimanda in toni delicati e surreali l’idea di un corpo che immerso totalmente nell’acqua, gradualmente espelle i suoi organi, pronti a danzare in una terra liquida. In questo caso è interessante notare come la Pynor rinunci a qualsiasi riferimento del sangue, preferendo invece rimanere su un registro fortemente sognante e per nulla shoccante.

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Memory of a Brain Malformation del 2006 di Katharine Dowson è invece l’opera che sono stata ad osservare per più tempo. Quella creatura fissa e luminescente ha sinuosamente inciso la mia  attenzione, rendendomi incantata ed ipnotizzata. L’opera è una scultura incisa su vetro, raffigurante un angiogramma di un tumore benigno al cervello umano. Attraverso Memory of a Brain Malformation la Dowson ha avuto il potere di donare alle malattie un’altra apparenza. Un’apparenza non negativa e ben lontana dal sinonimo di perdita, indebolimento o morte; l’artista infatti conferisce a questi esemplari “vivi quanto distruttivi” una veste luminosa, magica e facendoci dimenticare la loro vera natura e provenienza, ci presenta opere d’arte che non si possono non apprezzare e che comunque stimolano la curiosità.

Il lavoro Pig Wings (20001-2002) del collettivo Tissue Culture & Art Project si posiziona al confine tra mito e tecnologia, tra immaginario e reale. I due membri Ionat Zurr e Oron Catts attraverso questo progetto intendono esplorare la relazione che intercorre tra gli esseri viventi e quelli artificiali, oltre che affrontare la tematica dei trapianti dal corpo animale a quello umano. I loro studi si concentrano sulla manipolazione dei tessuti organici, ma come nei casi visti in precedenza, anche qui la scienza e la biologia divengono materia di un dialogo estetico che non ha limiti. In Pig Wings infatti si vuole rendere “tattile” un’antica fantasia. Il valore cellulare e le varie tappe di evoluzione dei tessuti perdono gradualmente il loro significato funzionale, per acquisire un significato altro, un significato legato all’immagine mitologica delle ali e del volo quale sinonimo di libertà. Il laboratorio diviene quindi sede di costruzione di chimere pronte a fondersi e a invadere la realtà.

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Imagine Tree di Ken & Julia Yonetani è un’opera multimediale realizzata grazie al supporto dell’istituto di Microscopia e alle ricerche effettuate nell’Università di Sydney. In questa composizione grazie all’aiuto di un microscopio elettronico, viene rivelato ciò che solitamente è nascosto alla nostra percezione: ossia la respirazione dell’albero e il suo processo di fotosintesi. L’occhio, penetrando dentro la materia viva e fluida dell’albero, accarezza la massa vegetale e il nostro sguardo sospira accompagnato dai ritmi della pianta. Attirati nel suo ciclo vitale, ammiriamo quel debole soffio tradotto per noi in immagine:   

“Imagine there’s no forest.
Imagine there’re no trees.
Imagine no trees breathing.
Imagine all the people speaking of the soul of the tree”.
(Ken & Julia Yonetani)

 

di Nausica Hanz

Fonti: http://www.gvart.co.uk/artists.html