Monthly Archives: April 2015

ICEAGE

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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DUBLIN INVESTIGATION Alla ricerca dei nuovi volti della musica indipendente.
A cura di Shane McKeane

Sono avvolti da un alone di mistero, sono affascinanti perchè suonano un punk strano, oscuro e per niente facile.
Sono rozzi e qualcuno potrebbe pensarli anche drogati. Ma soprattutto sono danesi.
Gli Iceage sono il nuovo prodotto dell’underground di Copenaghen, giovani e con voglia di fare casino.
Basta vedersi un po’ di video live per cogliere a fondo la scapestratezza dei giovanotti.
Giri di chitarra molto accattivanti e ritmo incalzante sono la base di questo quartetto danese. Il tutto condito da una voce che potrebbe sembrare stonata e ululata ogni tanto, ma che comunque risulta perfetta per il genere grazie alla sua profondità e al timbro molto particolare.
E la cosa divertente è che hanno suonato sopra un ring da boxe in una palestra americana e in una biblioteca, con le macchine per il fumo!

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Lana Del Rey, Lykke Li, Maggie Eckford

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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Nuove frontiere per il lato femminile della musica. Spinte travolgenti verso un affascinante indie-pop, misto a soul ed elettronica. Tre artiste emergenti, Lana Del Rey, Lykke Li e Maggie Eckford, accarezzano la scena musicale mondiale con suoni tristi, malinconici, ipnotici e romantici.

 

La prima, Lana Del Rey, americana bellezza retrò intrisa di mistero e forgiata nel ghiaccio, accompagna una voce stregata e seducente, matura e dominatrice (forse meno apprezzabile dal vivo).

Con un’immagine avvolta (nei video da lei creati) da simbolismi, sogni e pazzia, Lana ha scosso inevitabilmente l’ouverture del 2012.
Basta ascoltare, e vedere, “Born to die” per capire di che pasta sia fatta e di che bellezza sia, si dice, stata “rifatta” per sciogliere il cuore maschile.
Malinconica, fredda, imprigionata nella tristezza di un mondo dannato, intrisa di un tagliente fascino diabolico ed ipnotico. Sembra quasi sia più bella che brava. Infatti, pareri dissonanti esprimono l’essere musicale di quest’artista. Alcuni criticano la sua qualità musicale denunciando una scarsa capacità tecnica (soprattutto nei live), altri la gloriano come la donna del cambiamento, capace di stravolgere le tendenze contemporanee.
Per noi è brava, bella e magari anche intelligente! E sembra anche che parli poco… Stupido maschilismo a parte, la sua nascente fama è per noi indiscussa e meritata. Pochi infatti, prima di lei erano riusciti ad unire soul e country insieme, rendendo il tutto qualcosa di nuovo e alternativo, ma pur sempre pop.

 

Lykke (fortunata in svedese) Li, cantautrice e musicista svedese, è presente già da qualche anno nel mondo dei famosi, o quasi, con canzoni come “Little bit” e “Get some”.

Mutaforme, nelle prime canzoni (vedi Little bit) sembra una semplice ragazza in cerca d’affetto e amore, accompagnata da suoni melodiosi e dance; nella seconda era musicale invece, si trasforma in una strega che incita al sesso e alla prostituzione, evocando, in “Get some”, suoni tonanti, paurosi, etnici e demoniaci.
Quell’immagine minuta, quel visetto dolce, quelle guanciotte soffici e quella vocina da innamorata, ingannano il pubblico ignorante, che viene travolto senza preavviso da un alone di fascino e seduzione, appena apre bocca.
Incredibile la sua bravura, giustamente ripagata dal successo, dopo anni di duro lavoro, passati in viaggio a far conoscere la sua arte assieme alla sua band, capace di improvvisare un concerto per le strade di New York, con un mini pianoforte e degli stupidi tamburelli.
Suoni electro, acustici ed indie. Ottima sintesi di una voce giovane e satura d’artisticità, che merita di essere seguita e studiata nel profondo del suo intrigante pensiero.

 

Infine la timida australiana Maggie Eckford che, a differenza delle altre due prorompenti colleghe, si adagia senza preoccupazioni in un letto fatto di tenerezza e amore.

Sound ritmato e gioiso, misto ad indie e ricordi fanciulleschi, voce nostalgica e tenera, a volte quasi vergognata ed impaurita.
Paragonabile alla sorella buona di Lykke Li, anche lei con guanciotte succose e fare discreto, invade il cervello e risveglia l’amore anche nel più duro dei cuori.
Uscita finora con l’album “For What It’s Worth”, si diletta con amici cantanti in cover come “Bleeding love” di Leona Lewis, o suona, come i veri artisti “alternativi” (che brutta parola), in piccoli concerti di nicchia.
Dice del suo stile: “If Feist or Lykke Li went country, then met Bon Iver….and they had a baby…I will be that baby…” traducete voi!

Elliot Walker

EAGULLS

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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DUBLIN INVESTIGATION Alla ricerca dei nuovi volti della musica indipendente.
A cura di Shane McKeane

Tranquilli ragazzi, gli Eagulls non sono una nuova specie di uccelli nata dall’unione di Eagles (aquile) e Seagulls (gabbiani). Gli Eagulls, per l’appunto, sono semplicemente il gruppo che voglio presentarvi oggi.
Energia, un po’ di disagio e frustrazione danno colore alla musica di questa band inglese, che suona un punk-alternative rock molto grezzo e sporco, accompagnato da una voce ruvida e a volte urlata. Questo mix non deve però trarvi in inganno: la melodia degli Eagulls è un piacere all’udito, possiede la capacità di risvegliare la voglia di libertà insita in ognuno di noi, infondendo una carica straordinaria.

Shane McKeane

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Beach Fossils

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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Dopo un lungo silenzio, torna più rumoroso che mai DUBLIN INVESTIGATION con i BEACH FOSSILS!

DUBLIN INVESTIGATION Alla ricerca dei nuovi volti della musica indipendente.
A cura di Shane McKeane
D. I. ogni settimana scova per voi giovani band provenienti da tutto il mondo, pressoché sconosciute al grande pubblico, ma aventi un sicuro potenziale e vogliose di farsi sentire. La scena indipendente si mostra a voi, presentata dal vostro fidato e fedele investigatore McKeane!

I go uptown
On a quiet day
Just to gather my thoughts
When I don’t know what to say
Beach Fossils – Daydream

La prima cosa che si potrebbe pensare di questi americani è: “Scialli…”. Ed è anche l’aggettivo più azzeccato per i Beach Fossils, che del distorto se ne fregano e si disinteressano pure dei virtuosismi o delle cose complicate.
Batteria statica, ritmo essenziale, chitarra quasi strimpellata e voce velata e, per l’appunto, scialla.
I Beach Fossils hanno fatto dell’indie lo-fi il loro manthra. Scrivono di giornate spensierate sulla spiaggia o sui prati aperti, sotto il cielo cristallino. Cantano di amori puri e giovanili, con tranquillità, ma con estremo senso poetico, come in “Daydream”, una confessione che il cantante fa alla sua amata, parlando di sentimenti ed emozioni che lo colpiscono ogni volta che la sua mente si sofferma sul pensiero di lei.

OneManPier

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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Storie di vite in affitto


“Ma ora è andato in Tibet a fare l’eremità

nel più bell’inferno che c’è
nel più bell’inferno senza te”
Salutami ancora. OneManPier

Forse OneMan un po’ non lo è più, da quando ci sono i suoi prodi aiutanti Enry Potter e Sleffio a fargli da spalla, durante tutte le operazioni di supereroismo a Gotham City. OneManPier, dice la sua biografia, è un progetto parallelo perpendicolare… e ci fermiamo qui perchè sennò non capiremmo appieno da soli, chi e che cos’è in realtà il nostro CANTABARISTA gitano e menestrello.
Dopo quasi un anno dall’uscita del suo primo EP “Tra il bar e la stazione”, O.M.Pier lancia un nuovo ottimo disco: “Storie di vite in affitto” (Ferrari Records).
Sound gioioso, zingaro, di casa (tipo sagra paesana). Ma anche triste, malinconico, con i violini e i violoncelli di Frank McFly ed Erica Scapin. Misterioso, rimembrante, con testi affascinanti e pieni di significato.
Una voce che trasmette un po’ di tutto. Da Battisti a De Andrè, o magari anche Capossela. Graffiata, grezza, calda, autunnale. Come con un caffè ed una sigaretta davanti al camino, con fuori la pioggia ed il vento (non so se mi spiego).

Particolare attenzione rivolta al singolo “Salutami Ancora”, che prende in ostaggio il cervello e non lo molla più, accompagnato da un azzeccatissimo video “romantico” (inteso come gioioso-malinconico, per non ripetersi) di Barbablu, che esprime esattamente ciò che è realmente questo OneManPier.
Ambiente e musica campagnoli, quotidiani, veloci, grigi, ma anche contrastanti perchè briosi, felici, sorridenti e rassicuranti.

Elliot Walker
Ecco qui di seguito alcuni contatti ed il video del singolo prima descritto.

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PUBLIC

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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Presentazione del nuovo video “Il lato magico della strada”

Proprio contemporaneamente all’uscita del loro nuovo video musicale, “Il lato magico della strada”, plasmato da due giovani e talentuosi registi cittadellesi, vorremmo parlarvi dei Public. Gruppo alternativo italiano emergente, che se non fosse per i testi in lingua madre, sembrerebbe senza dubbio di derivazione newyorkese, nato magari in qualche pianobar blues, sommerso di pianoforti.

Quello che però colpisce dei Public è l’intelligente diversificazione che presenta la loro musica rispetto agli altri gruppi alernative italiani. Interessanti suoni calmi, mischiati a rapidi sfoghi di chitarra e batteria, creano canzoni rilassanti e attraenti, che ci dondolano come le onde del mare, ma che ci mantengono reattivi grazie ad una voce ipnotica, che sa come farsi ascoltare.

Di seguito vi presentiamo il nuovo video prima citato, girato nella “nordica” flora del fiume Brenta. I registi Scalco Bonaldo e Cattapan (BARBABLU) hanno voluto puntare su figure mistiche, rewind, fiamme e girotondi simili a riti di stregoneria. Un’atmosfera affascinante, inibitoria ed assuefante, incorniciata dal prepotente strapotere superiore di una natura incontaminata, simile a quella dell’Alaska o del Canada. Magnifica l’immagine di un fuoco che invece di bruciare ritorna al suo stato iniziale. A noi ha trasmesso il giusto significato. E a voi?

Elliot Walker

“Il lato magico della strada” è estratta dal disco ‘Oracolo’, prodotto da Fabio de Min e uscito il novembre scorso per Lavorarestanca / Fosbury (distr. Audioglobe).

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BARBABLUFILM canale Vimeo

HEIKE HAS THE GIGGLES

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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DUBLIN INVESTIGATION Alla ricerca dei nuovi volti della musica indipendente
A cura di Shane McKeane
D. I. ogni settimana scova per voi giovani band provenienti da tutto il mondo, pressoché sconosciute al grande pubblico, ma aventi un sicuro potenziale e vogliose di farsi sentire. La scena indipendente si mostra a voi, presentata dal vostro fidato e fedele investigatore McKeane!

I am sad but I act like I’m happy
My wardrobe is full and I’m empty
I can’t breathe
Heike Has The Giggles – Breathe

C’è da chiedersi come poss… Cazzo è la stessa introduzione che ho usato per presentarvi i Cheap Mondays… Beh, poco male, questo trio composto da Emanuela Drei (vocals, guitar), Guido Casadio (drums) e Matteo Grandi (bass), proveniente da Solarolo (RA) e formatosi nel settembre 2006, possiede tutta la carica britannica che scorre nel sangue di gruppi come gli Arctic Monkeys e i Futureheads, rara a sentirsi qui nel Belpaese.

Il groove nel quale si fondono i ritmi di Casadio e Grandi supporta egregiamente il tocco femminile di Emanuela Drei alla voce e alla chitarra,  donando un’originalità che permette agli Heike Has The Giggles (provate voi a spiegarmi chi è questa/o Heike) di distinguersi tra i tanti gruppi alternative rock di giovani italiani.

Proprio per questo loro stile fresco, esplosivo e brillante, il trio può vantare partecipazioni ad importanti festival esteri (Eurosonic (Groningen, NL), Sziget (Budapest, HU), Toronto Music Week (Toronto, CA), All2GetherNow (Berlino, DE), Sonic Visions (Esch/Belval, LUX), oltre a concerti assieme a gruppi del calibro di Chemical Brothers, Tricky, The Wombats, The Futureheads, Glasvegas e, per restare in Italia, Ministri, Afterhours e Subsonica. La loro prossima apparizione su un gran palcoscenico avverrà il 3 settembre all’ I-Day festival, palco sul quale si esibiranno anche Arctic Monkeys, Kasabian e Wombats.

Il loro primo ed unico album  è ‘Sh!’, uscito nel febbraio 2010, mentre il loro ultimo singolo è Dear Fear, del giugno 2011. Le canzoni che gli Heike Has The Giggles presentano hanno un tema ricorrente: i giovani che, con le loro mode e tendenze che devono essere seguite a tutti i costi, diventano gli uni uguali agli altri, come dei cloni. Ne parla chiaramente la canzone ‘Breathe’, del quale è presente una citazione ad inizio articolo.

Vi lascio il link del loro video ‘Robot’, precedentemente in rotazione su MTV Brand New. Oh e anche della loro pagina Facebook.

http://www.youtube.com/watch?v=l-occ3NPBhw
http://www.facebook.com/heikehasthegiggles?ref=ts

Cheap Mondays

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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DUBLIN INVESTIGATION Alla ricerca dei nuovi volti della musica indipendente
A cura di Shane McKeane
D. I. ogni settimana scova per voi giovani band provenienti da tutto il mondo, pressoché sconosciute al grande pubblico, ma aventi un sicuro potenziale e vogliose di farsi sentire. La scena indipendente si mostra a voi, presentata dal vostro fidato e fedele investigatore McKeane!

Words i’d love to tell you
But what to say if you can’t be mine
You’re counting the minutes
Time has never been on my side
Cheap  Mondays – Oude Kerk

C’è da chiedersi come possano essere italiani, questi 5 ragazzi di Bergamo che rispondono al nome di Cheap Mondays. Chi li senta per la prima volta potrebbe pensare provengano da qualche sobborgo di Londra, o magari di Liverpool. Testi elevati, dall’ottimo e mai banale inglese, che parlano d’amore, coniugato nella sofferenza, nella timidezza e nell’incertezza delle speranze giovanili. Metafore ed immagini cariche di poesia vengono accompagnate dal ritmo frenetico dell’indie d’oltremanica, che ispira costantemente questi 5 ragazzi bergamaschi. Nel palcoscenico indie italiano si sono fatti molto sentire, aprendo i Cinematics a ‘La Casa 139’ di Milano e i Crystal Fighters al Tunnel NME Club, sempre a Milano.Inoltre, contano perfino una data a Londra al Troy Bar in occasione dell’Oxjam Festival. L’unica loro produzione, finora, porta il titolo di ‘Love’s The Most Expensive Comedy’, un album autoprodotto che conta 12 tracce, sapientemente poste in modo da non lasciare fiato all’ascoltatore. Fra tutte spicca ‘Petals’, brano che esprime la completa essenza dei Cheap Mondays, melodicamente e liricamente. Tra le altre, ‘Neonlight Queen’ si distingue per l’eccellente ritmo di batteria, in puro stile Silent Alarm dei Bloc Party; mentre ‘Let This Night Tread On Us’ presenta un testo malinconico, dove Francesco Bianchi ricorda l’amore passato e le speranze per il futuro.

L’unica canzone non presente nel loro primo album indipendente è ‘Damasco’, il loro primo vero e proprio singolo, che per certo funge da apripista per il loro prossimo album, tutt’ora in lavorazione.

Someone could wonder how could these 5 fellas from Bergamo, together forming Cheap Mondays, be Italian. At first listen, someone could think they come from some suburb of London, or from Liverpool. Lofty lyrics, written in a perfect and never trivial English, that talks about love, translated into the suffering, the shyness and the uncertainty, typical of the youthful hopes. Metaphors and images, loaded with poetry, are accompanied by British indie’s frantic rhythm, which constantly inspires these 5 guys from Bergamo. In the Italian indie scene they’ve became quite famous, being the opening act for The Cinematics at the ‘Casa 139’ in Milan and for Crystal Fighters at the NME Tunnel Club, again in Milano. Moreover, they’ve played at the Troy Bar, in London, during the Oxjam Festival. Their only production to date, is ‘Love’s The Most Expensive Comedy’, a self-produced album within 12 tracks, placed to leave the listener breathless. ‘Petals’ stands out among all, a song that expresses the full essence of Cheap Mondays, melodically and lyrically. Among others, ‘Neonlight Queen’ can be distinguished for its excellent drum beat, in a perfect Silent Alarm-style, while ‘Let This Night Tread On Us’ presents melancholic lyrics, where Francesco Bianchi talks about the past love and his hopes for the⿯future.

Posto qui il video di ‘Damasco’ e il link del loro Myspace e della pagina di Facebook:

http://www.facebook.com/pages/Cheap-Mondays/83154968064
http://www.myspace.com/cheapmondays

Patrick Wolf

  • By Punk Vanguard
  • Published April 29, 2015
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Chissà quale misteriosa forza dell’universo abbia spinto un giovane così geniale, dotato, ma
incompreso, ad andarsene di casa a sedici anni ed iniziare una carriera improvvisata da artista di
strada.
Vittima di bullismo dai tredici anni per i suoi atteggiamenti talora eccentrici ed effeminati, che
portavano a definirlo omosessuale, commenta l’omofobia dicendo: “With gay or bi people, I think
education still wonders if it’s a nature-versus-nurture thing. If you were black, they’d know they
couldn’t change you, and racist bullying would never be condoned, but if someone is quite feminine
or knows they might be gay at 13, they think they can change you with a bit of rugby.” Adducendo
successivamente la considerazione che: “My sexuality is kind of liberal. I fall in love with men and
women. I guess you would call me bisexual. I like to have sex and fall in love—I don’t like giving
terminology for my sexuality.”

Patrick Denis Apps, prodotto dello spirito londinese degli anni novanta, nutre il suo genio musicale
con lezioni di violino, organo e canto corale, che lo battezzeranno alla sua futura carriera
indefinibile perché mista di elettronica, suoni pop, folk ed indie, e dal carattere talora rockeggiante,
talora drammatico e malinconico, talora genuino e classicamente costruito.

Una voce pura, pop, giovane, ma allo stesso tempo mutevole, graffiata, tenebrosa e piena di
consapevolezza fa di lui un vero istrione della musica, sempre pronto a crescere e reinventarsi.
Toni sofisticati, profondi ed attenti al dettaglio non qualificano solo la sua musica e la sua voce, ma
anche i testi delle sue canzoni.

Ecco dei versi tratti da “The Libertine” contenuta nel suo secondo album “Wind in the Wires”.
The libertine is locked in jail
The pirate sunk and broke his sail
I’m going to run the risk of being free
And in this drought of truth and invention
Whoever shouts the loudest gets the most attention
So we pass the mic and they’ve got nothing to say except:
“Bow down, bow down, bow down to your god”
Then we hit the floor
And make ourselves and idol to bow before,
Well i can’t
And i wont
Bow down
Anymore
No more

Wolf nota che nella nostra società il modo più diffuso per cercare di essere liberi sia prostrarsi e sottomettersi a qualcun altro, rendendolo il nostro dio, oppure cercare di rendere noi stessi degli idoli da adulare prima che lo facciano gli altri.
Tutto ciò è chiaramente paradossale, perché la brezza di libertà che pare sfiori la nostra vita comportandoci in questo modo non è paragonabile all’autentica aria di libertà a cui dovremmo aspirare. Pat infatti canta:
Well, I can’t and I won’t bow down anymore, no more.

Confessando di avere anche lui vissuto secondo queste malsane regole sociali, ma promettendosi di non farlo più.

Suoni semplici, melodia coinvolgente e vivace, voce che colpisce è quella che l’artista sguaina in
“the City”, primo singolo estratto dal suo ultimo e quinto album “Lupercalia”: un giovane Partick che
rivela quale grande compositore egli sia, che trasmette gioia e spensieratezza, che fa quasi venir
voglia di chiamare un gruppo di amici e di mettersi a correre e ballare su di una spiaggia, come fa
lui nel video.
Un’adolescenza difficile come la sua potrebbe portare alla chiusura verso gli altri, alla depressione,
alla tristezza e alla sfiducia nel mondo e in se stessi.
Guardatelo però nel video di “the City”: lo sguardo capzioso che sembra mangiarsi la telecamera e
nutrirsi dell’attenzione del pubblico, che per altro riesce a catturare perfettamente, fanno pensare
ad un giovane da ammirare che è riuscito a trasformare le esperienze negative in una grande forza
di spirito, che, più istrionico di un attore, fa prevalere il messaggio e l’arte su tutto il resto, che si è
guadagnato, senza concessioni di formalità, il titolo di grande e geniale artista.
http://www.patrickwolf.com/
http://www.youtube.com/user/PatrickWolfVEVO
http://www.youtube.com/user/patrickwolftv

http://www.myspace.com/officialpatrickwolf/music
Elliot Walker & Dorian Tristan Knowless

Roman Opalka

  • By Gesù Cristo
  • Published April 28, 2015
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La vittoria di Crono.

Quando pensiamo alla parola “rivoluzione” si materializzano nella nostra mente una piazza, una massa informe di persone arrabbiate con qualcuno e delle forze dell’ordine pronte a brandire manganelli e lanciare lacrimogeni.
Ma c’è chi progetta e consuma la sua rivoluzione nel tepore di casa sua, solitario, contro un’oppressore invisibile ed invincibile, il tempo. Me lo immagino l’artista polacco Roman Opalka che grida dal salotto: “le cose devono cambiare, sconfiggerò Crono”.
Possibile che nessuno abbia deciso prima di ribellarsi a tanta ingiustizia, a questo scorrere inesorabile di secondi che ci porta verso la fine?

Opalka lo fa a modo suo, iniziando nel 1965 a dipingere, su una tela con sfondo nero, dei numeri bianchi progressivi dall’1 all’infinito; ovviamente il quadro è un oggetto che ha unlimite spaziale, quindi una volta scritto l’ultimo numero possibile, il pittore è costretto a continuare il suo conteggio in un altro supporto di identica dimensione.
Ogni dipinto successivo ha un centesimo di bianco in più sullo sfondo nero, in modo da avvicinarsi progressivamente al bianco su bianco che è il colore dell’infinito ed il risultato ultimo del nostro maestro.
Ma non finisce qui la meticolosa e titanica opera di Opalka, dove alla fine di ogni lavoro registra vocalmente i numeri scritti e fotografa se stesso in stile fototessera, per confrontare nel corso degli anni i suoi cambiamenti fisici.

Il suo costante invecchiare è palese nello scorrere le foto, fa quasi tenerezza vedere il giovane artista diventare man mano un anziano signore. Questa ripetitività ossessiva è continuata per tutta la sua esistenza, votata interamente al cercare di controllare il flusso temporale e la sua immortalità.
Il risultato della sua battaglia contro il tempo sarà devastante, la sua sarà una sconfitta bruciante che lo porterà nel 2011, poco prima di compire ottant’anni, alla morte; “ovvio” diranno tutti, non c’era speranza che l’artista potesse in qualche modo vincere contro un Dio.
Si fermerà al numero 5607249, sancendo il risultato finale: Opalka 5607249 – Crono ∞ (infinito).

Giulio Sogliacchi

Pietro Berselli – Debole (Senza Regole) [EP]

  • By Punk Vanguard
  • Published April 21, 2015
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È un solitario, Pietro Berselli, almeno musicalmente parlando. Che sia in studio o sul palco, l’unica sua compagna è la chitarra, con la quale ha dato vita a “Debole (Senza Regole)”, EP di debutto, sotto l’etichetta Dischi Sotterranei. Il suo è un post rock che a volte sfocia nell’ambient; è sognante, cristallino, eclettico, senza regole, appunto. È grazie a queste caratteristiche che l’opera di Berselli arriva all’animo di chi l’ascolta. Si potrebbe parlare di un lavoro a due mani e sei corde, un meraviglioso esempio di come uno strumento possa svelare, se sapientemente guidato, un universo di colori ed emozioni travolgenti. L’opera è un connubio di melodie sognanti e note di malinconia molto delicate, Berselli ci tende la mano e ci accompagna nel suo mondo, nei suoi ricordi e nelle sue paure, raccontandosi con un’introspezione totale.
“Mediterraneo” introduce il disco e lo dipinge in un’ambientazione magica: ad accompagnare questo pezzo strumentale, in sottofondo, i suoni delle onde e della fauna del mediterraneo. La sintonia è perfetta e l’ascoltatore è rapito, conquistato.

 

In perfetta successione si presenta poi “Quanti Anni Hai”, pezzo dove Berselli ci fa conoscere la sua voce. Il cantautore ci racconta un episodio carico di malinconia, in un flusso di coscienza che ci colpisce e rende vivido il brano.

Attraverso “Brindisi”, Pietro Berselli apre uno scrigno segreto dal quale scappano, come le pandemie dal vaso di Pandora, stati d’animo diretti ad un’amante. Usando parole forti, l’autore espone il suo dolore direttamente dal suo cuore. È un messaggio che sembra non lasciare scampo, non c’è spazio per il perdono ma solo per la vendetta.

A chiudere vi è il singolo di spicco, “Debole (Senza Regole)” che dà il nome all’EP. È il pezzo meno sperimentale, più quadrato; si distingue per essere l’unico pezzo con un tocco di timpano e l’unico con la successione classica di strofe e ritornelli. Lo stile di Berselli è comunque mantenuto e il cantautore ci saluta dopo averci fatto conoscere una piccola, affascinante parte del suo mondo. Ci lascia ai nostri pensieri, a colloquio con noi stessi, un po’ più vivi.

Shane McKeane