10 buone ragioni per guardare ORANGE IS THE NEW BLACK

Sicuramente avrete sentito parlare del fenomeno di Orange Is The New Black – e se non l’avete fatto, tranquilli, vuol dire che avete una sana vita sociale non votata alla visione ossessiva di serie tv – e vi sarete chiesti se sia il caso di cominciare a vedere questo show americano. Sì, la risposta è sì. Perché? Beh, ad esempio perché…

  1. La stupenda Laura Prepon, che interpretò Donna Pinciotti nell’esilarante serie That ‘70s Show, è uno dei personaggi chiave della vicenda.
  2. È trasmesso in streaming su Netflix, un fantastico archivio virtuale di films e serie tv che si spera possa arrivare presto anche in Italia (le ultime voci parlavano dello scorso aprile, ma così non è stato).
  3. È basato su una storia vera, quella di Piper Kerman, raccontata nel suo libro Orange Is the New Black: My Year in a Women’s Prison.
  4. Il cast è quasi interamente composto da donne. Donne di tutti i tipi: giovani, anziane, benestanti, squattrinate, estroverse, fredde, madri, figlie, insicure, sfacciate. Come poche volte fino ad ora, i personaggi femminili non sono in minoranza e non sono ridotti al ruolo della fidanzatina.
  5. Le background stories sono raccontante in modo da dare un ruolo speciale ad ognuna delle donne, senza costruire una gerarchia nell’importanza dei personaggi, ma creando un micro-cosmo estremamente realistico e interessante.
  6. I personaggi sono realistici anche nella scelta multietnica che mette un punto alle produzioni in cui il personaggio non “bianco” rappresentava l’eccezione: americane, afro-americane, asiatiche, latino-americane, russe; Orange Is The New Black ha deciso di portare in scena un mondo reale, un mondo globale.
  7. Non avendo rotto gli schemi a sufficienza, lo show presenta una varietà di orientamenti sessuali e di genere che spazia da omosessuali a bisessuali, da transessuali a genderfluid, aprendo una finestra sul mondo queer al pubblico televisivo.
  8. Orange Is The New Black parla di cose importanti, dice cose scomode, apre gli occhi su realtà inascoltate: povertà, dipendenza da droghe, misoginia, omofobia, razzismo, scarsa istruzione, abbandono, corruzione, emarginazione. Problemi che in un ambiente come il carcere risultano forse amplificati, ma che esistono nella quotidianità di ognuno.
  9. Il cast, oltre che essere sublime nella recitazione, è anche un esempio di vita: Dascha Polanco (Dayanara Diaz) ha pubblicamente sostenuto l’importanza dell’autostima e dell’accettazione di sé; Laverne Cox (Sophie Burset, donna trans nel set e nella vita) lotta per il rispetto della comunità queer e per la rappresentanza dei transessuali – ed ha pure vinto un Emmy! -; l’intero cast ha partecipato attivamente alla parata del New York City Gay Pride di Giugno 2014.
  10. Il 12 Giugno è prevista l’uscita della terza stagione: avete due settimane per mettervi in pari!

 

Buona visione! #SorryNotSorry

Minerva Refur


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Punk Vanguard

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